Breve storia del Comune di Ronchis

 

Note a cura di Benvenuto Castellarin

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Il nome

Il nome di luogo Ronchis, friulano Roncjs,  è molto comune in Friuli, deriva dal sostantivo del verbo latino runcare ‘disboscare’ e dal friulano ronc ‘terreno ... messo a coltura in seguito a disboscamento’. L’interpretazione trova conferma anche nel vocabolario latino del  Du Cange, dove alla voce Roncus, recita: “Ronchi da roncare, abbattere bosco, poiché Roncus significa roveto da rove ‘cespuglio’”.

 

 

Roma. Palazzi Vaticani. Ignazio Danti (1581).  Particolare della raffigurazione della Patria del Friuli e della penisola istriana, con al centro la località di Rongis.

 

Questa tesi è dimostrata dalla presenza intorno all’abitato di toponimi antichi, tuttora presenti, come: Selvis, Selvatta, Bosco, Brussa, Spinedo, tutti indicantila presenza di terreni boschivi o con bassa vegetazione e roveti.

Le forme antiche riferite al paese sono Ronche (1226), Roncha (1261), Ronches (1296), a cui in tempi successivi si aggiungerà, per distinguerlo da altre località omonime, la specificazione  “presso” o “diLatisana”. Nella forma Rongis compare in diversi documenti e carte geografiche antiche, questo deve attribuirsi alla trascrizione della forma friulana del nome.

In Friuli si hanno riscontri a Faedis, Torreano, e in altre località.

Popolarmente Ronchis veniva chiamato “Roncjs da la bombe”, per il fatto che i rintocchi della  campana maggiore, asportata dagli austriaci nel 1917, facevano pensare a dei forti scoppi di bombe. Mentre i roncolini venivano canzotati per il fatto che il campanile al posto della cuspide aveva une cjanele una canna palustre, in realtà era un parafulmine.

 

L'epoca romana

Presenze di insediamenti umani risalenti ad epoche preistoriche, nel territorio del comune di Ronchis, almeno fino ad ora, non sono state rinvenute. Mentre sono stati rintracciati ben 4 siti archeologici di epoca romana: Comugne a Fraforeano, Infan Ultin, Bandito e Bosc dal Sisti a Ronchis, dove in superficie sono stati recuperati parecchi embrici (tegoloni) e mattoni con i bolli CAI TITI HERMEROTIS; QVINTI OPHI APVLI; L.EPIDI THEODORI; VALERIAE MAGNE. Inoltre frammenti di vasi, ciotole, anse e pareti di anfore vinarie ed olearie, pezzi di urne cinerarie, tessere di mosaici. Mattoni e pezzi di embrici sono venuti pure alla luce in vecchi muri di case nell’abitato di Ronchis durante la  loro demolizione. Questi rinvenimenti  avvalorano  l’ipotesi che in epoca romana il territorio  sia stato abitato da coloni romani,  affiancati molto probabilmente  da residenti autoctoni. A favorire questi insediamenti concorse certamente la posizione, vicina alla strada romana detta Annia, che collegavaConcordia Augusta ad Aquileia e  alla strada vicinale Cresentia, che dallo snodo della Mutatio Apicilia o Ad Paciliam (collocabile tra Latisana e Latisanotta) saliva lungo la sponda sinistra del fiume Tiliaventum (Tagliamento) fino a Quadrivium

 

La storia

Ronchis è attestato per  la prima volta il 14 giugno 1226,in un documento d’investitura da parte del  patriarca di Aquileia Bertoldo di Andechs dei duchi di Merania (1180 - 1251), a Diamotae de Attimis, del feudo di Ariis e di altre possessioni in varie località, tra cui  tre masi o mansi (circa 113 campi friulani): “… tres mansos in villa de Ronche quoniam  unum  regitur per fabrum filium quondam Mariae de Ronchis…” . (Archivio di Stato di Udine, d’ora in poi ASU, arch. fam. Savorgnan, b.3). La variante Roncha,  è invece citata  in un patto doganale stipulato il 1° agosto 1261 tra il conte di Gorizia, rappresentato per l’occasione da Berenzio Capitano di Belgrado (di Varmo) e Glizoio di Mels signore di Venzone. Tale patto stabiliva che gli uomini di Venzone per i loro commerci dovevano servirsi solo del porto di Latisana e  la villa di Roncha, assieme a diverse altre, doveva tenere in ordine per il tratto che le competeva,  la strada che partiva dal posto di Latisana  e andava verso Palazzolo (Archivio Storico Provinciale di Gorizia, , d’ora in poi ASPG, ms. 114).

In questo documento Ronchis ha già la qualifica di Villa, e quindi sicuramente doveva esistere già da molto tempo.

A quale giurisdizione civile fosse allora sottoposta la villa di Ronchis, i documenti non ce la indicano, probabilmente faceva già parte del territorio che allora era chiamato Portus Latisanae o Terra di Latisana.

Nei secoli XIII e XIV si riscontrano altri possessori di mansi  a Ronchis,  ad esempio:

Nel 1281: Porfiliasius de Aviano fu investito da Almerico  dicto Francesco de Sunumbergo de duobus mansis in Ronchis de Latisana iure recti feudi.

Nel 1294: Paneglionus quondam Fretti de Monteregale investitus fuit iure Feudi ab Almerico dicto Francesco de Sonembergo de manso in Ronchis Latisana.

Nel 1299: Mathiussinus quondam domino Vuarnardi de Ragonea habuit bona ibi nominata tam in Ragonea quam ... in Ronchis, et alibi ... Ronchis, et alibi ....

Nel 1328: Domino  Bernardo di Cividale e domino Francesco di Varmo quondam Radolfo tutori del quondam domino Nicolussio di Sedeano, assegnarono al monastero di Santa Maria in Valle di Cividale, per dote del veneranda suor Cattarina monaca e figlia de quondam Nicolussio, un maso in Ronchis de Latisana.

Nel 1337: La nobildonna Beatrice vedova Pidrussij di Pers, donò al convento di San Pietro Martire di Udine le possessioni poste in Ronchis .

Nel 1360: Federico  Savorgnano, donò, sempre al citato convento, le possessioni poste in Villa Ronchis prope Latisana.

 

La vicìnia

Per vicìnia, in genere, s’intende l’insieme dei vicini o degli abitanti di una stessa località uniti da un vincolo giurisdizionale.

Forme amministrative di questo tipo si riscontrano già in epoca imperiale romana dove gli abitanti del vicus compaiono con speciali doveri di testimonianza e arbitrato.

Nel medioevo le vicinie erano comunità di vicini sia a carattere rurale sia urbano. Esse erano investite di molteplici funzioni, ed avevano la facoltà di deliberare ad es. su: le terre ed i pascoli comunali, sui confini, sui mutui, sulle tasse, sulle multe, sulle liti, sui soprusi dei giurisdicenti, sulla riscossione delle decime, sulla residenza e la rimozione dei vicarii o curati, sulla conservazione e sui lavori delle chiese.

La vicìnia si riuniva anche per dare il suo assenso alla nomina di un nuovo curato e per la nomina del capitano designato dai giurisdicenti. Era composta da capi-famiglia chiamati appunto vicini o uomini di Comune;di solito la vicìnia, anticamente, si riuniva nella piazza principale del paese sotto un albero, o anche sub lobia, sotto una loggia; le convocazioni erano annunciate con il suono di una campana e nessun vicino poteva rifiutarsi d’intervenire pena una multa; le sedute, però, non erano valide se mancavano più della metà dei componenti, era presieduta da un Podestà o Decano, assistito da un Podestà collega (il quale ne faceva le veci e sostituiva il podestà in caso di assenza) e da due giurati. Le deliberazioni, erano stese da uno scrivano su un libro detto delle deliberazioni comunali.

 

 

Sigillo di Alberto II conte di Gorizia dell’anno 1295.

 

I podestà dovevano far rispettare le leggi emanate dal capitano (a cui erano soggetti), duravano in carica un anno; i podestà uscenti nominavano i loro successori, proibito era designare se medesimi, potevano essere destituiti dall’incarico, così come potevano anche rinunciare al mandato. Nel feudo di Latisana, la loro elezione avveniva i giorni 24-25 marzo, giorno di S. Marco. Le votazioni avvenivano con balle di due colori, una per il “sì” e l'altra per il “no”; le operazioni di voto si chiamavano ballotazioni, le palle erano distribuite dal vice-podestà ed imbossolate in una speciale urna, a votazione ultimata, venivano contate dal podestà che ne dichiarava l’approvazione o la respinta dell’argomento in questione.

Per quanto riguarda la vicinia del Comun di Ronchis, faceva parte del feudo di Latisana assieme ai Comuni di: Villanova (della Cartera), Malafesta, S. Mauro, S. Giorgio, S. Michele, Cesarolo, posti alla destra dei fiume Tagliamento e Ronchis, La Tisanotta, Sottopovolo (Latisana), Gorgo, Pertegada, posti alla sinistra del fiume.

La prima notizia dell’esistenza della vicìnia di Ronchis è del 1368, in occasione del giuramento di fedeltà del popolo della Terra di Latisana al conte di Gorizia, dove tra l’altro viene nominato un Blasius de Ronchis assieme ad altri consiliarii et offitiales del feudo. Bisogna però arrivare al 1500 per avere notizie documentate sulla vicìnia di Ronchis.

Nel 1548 ad esempio i vicini (capi-famiglia) erano in numero di 40. Nel 1576, il capitano governatore del feudo, in un proclama ordina: di far consiglio o vicinanza se non in giorno di festa, et invitati, et chiamati legittimamente tutti li vicini, et homeni habitanti in detta villa, acciò cadauno possi esser presente a quello si ha da trattare, negotiare, et spendere per beneficio loro (Proclama del capitano governatore di Latisana del 26 luglio 1576).

Siccome qualche volta nascevano delle forti discussioni, i vicini dovevano sedere al posto loro assegnato, e lasciar parlar prima li Podestadi et Maggiori a‘ quali s’aspetta et poi uno alla volta discorer quietamente et dir le loro ragioni (Ordinanza del capitano governatore di Latisana del 20 gennaio 1716).

 

 

Particolare della “Carta politico-amministrativa della Patria del Friuli al cadere della Repubblica Veneta” di G.L. Bertolini e U. Rinaldi (1913). Al  centro il territtorio facente parte del feudo o “Terra della Tisana”.

 

Nessuno poteva accedere armato. Nessuno poi durante la riunione della vicìnia poteva accostarsi alle finestre della loggia comunale, ma doveva rimanere lontano pertiche quattro (circa 6 metri).

Diamo qui, seguendo un ordine cronologico e in sintesi gli argomenti trattati in alcune sedute della vicìnia di Ronchis:

9 marzo 1600 - Ratifica della elezione di Pre Pietro Tellano a Curato della chiesa di S. Andrea Apostolo di Ronchis, e relativi emolumenti.

23 agosto 1647 - Nomina di Pietro Sbaiz abitante in Venezia quale rappresentante a poter comprare i beni comunali confinanti con Palazzolo.

24 maggio 1661 - Nessuno dovrà offendere e ingiuriare i podestà nell'esercizio delle loro funzioni, chi trasgredirà sarà cacciato immediatamente dal Comune (messo al bando).

4 giugno 1703 - Attestazione dell’avvenuto pagamento da parte di tutti gli abitanti di Ronchis della tassa “delli soldati”.

9 ottobre 1705 - Nomina dei procuratori Zuane Sbaiz e Giacomo Mezanello, a tutela degli interessi del comune presso Pietro Francho campanaro di Udine per la rifusione di una campana.

1 ottobre 1709 - Audizione degli incaricati dal comune per delimitare i confini dei beni del Priorato di Varmo a Ronchis.

14 maggio 1709 - Promessa di non lasciar pascolare le pecore di pegorari vicentini sugli argini del Tagliamento.

17 novembre 1714 - Spartizione dei beni comunali detti Lortena, un tanto per ogni famiglia.

6 maggio 1716 - Elezione di due uomini da mandare a Venezia per difendere il Jus-patronato sulla elezione del curato.

3 aprile 1761  - Destinazione di Pietro Pascutto detto Filippo quondam Zuanne, per uomo che deve servire nelle pubbliche truppe. È il primo militare di Ronchis che compare nei documenti.

18 aprile 1762 - Ricorso presso l’abate di Latisana per la fondazione di una confraternita intitolata ai Sette Dolori di Maria Vergine.

10 giugno 1804 - Elezione di don GioBatta Zigante a organista della chiesa di Ronchis.

 

Le fasi dell'indipendenza amministrativa

Per comprendere meglio il succedersi delle fasi che determinarono l’indipendenza amministrativa del Comune di Ronchis, è necessario rifarsi alle vicende politico-amministrative verificatesi, talvolta in modo repentino o provvisorio, dopo l’arrivo di Napoleone in Friuli. Infatti, con la vittoria della battaglia del Tagliamento da parte delle truppe napoleoniche contro quelle austriache il 16 marzo 1797, si chiudeva un’epoca storica la quale aveva visto l’appartenenza del Friuli per diversi secoli alla Repubblica di Venezia ed il paese di Ronchis alla Giurisdizione della Terra della Tisana.

La fine della Repubblica di Venezia venne decretata da Napoleone il 3 maggio 1797 e nello stesso giorno il generale Coliet abolì le antiche giurisdizioni feudali ed istituì le Municipalità locali.

In questo periodo (marzo-ottobre 1797), chiamato dagli storici periodo democratico (in quanto Napoleone si presentò in quell’occasione come portatore della libertà e uguaglianza conquistati in Francia con la rivoluzione del 1789), il Friuli posto alla sinistra del Tagliamento (esclusa la Carnia) venne diviso in undici distretti. Ronchis fu inserito nel quinto distretto assieme a: La-Tisana (Capo Luoco), Bevvazana, Canuzzo, Chiarmazzis, Cornazzai, Dolinza [località tra Latisana e il Gorgo], Farforeano, Gorgo, La-Tisanotta, La-Volta, Leonischis, Madrisio, Marano, Marianis, Muzzana, Palazzolo, Píancada, Pertegada, Picchi, Pineda, Pocenia, Rivignano, Rovoredo, Sella, Sterpo del Moro (Manifesto dell’Armata d’Italia 6 giugno 1797).

A seguito del trattato di Campoformido (17 ottobre 1797), gli Austriaci ebbero il controllo su tutto il Friuli nel gennaio dei 1798 e con un proclama datato 6 febbraio 1798 il Cesareo Regio Commissario di Padova ripristinava le giurisdizioni feudali.

 

 

Particolare del disegno del perito GioBatta Rossetti dove illustra le strade che percorrevano il territorio di Ronchis e Fraforeano nel 1808 (Biblioteca Comunale di Udine, ms.fp. 951)

 

Nel novembre del 1805, dopo che l’Austria fu costretta da Napoleone a cedergli i suoi possedimenti italiani  fu  istituito il Provvisorio Central Governo del Friuli il quale ripartì provvisoriamente la Provincia del Friuli in 13 distretti. Nel distretto di Lattisana erano comprese oltre  Ronchis le seguenti località: Bevazzana, Biancada, Bolzan, Bugnins, Campomolle, Canusso, Cesarol, Chiarmazzis, Driolassa, Farforeano, Gorgo di quà, e di là, Latisanotta, La volta, Lugugnana, Madrisio, Malafesta, Manonis, Mulinato, Pallazzolo, Perarat, Persenico, Pertegada, Pescarola, Pichi, Pineda, Pocenia, Precenicco, Rivarotta, , S. Giorgio, S. Mauro.

In precedenza Napoleone, con un decreto datato 8 giugno 1805, aveva stabilito come doveva essere diviso amministrativamente il Regno d'Italia e cioè in: Dipartimenti, Distretti, Cantoni, e Comuni, questi ultimi corrispondevano agli antichi comuni rustici.

Nel dicembre dei 1807 venne istituito il dipartimento di Passariano, il quale comprendeva i distretti di: Udine, Tolmezzo, Gradisca, Cividale. A quel tempo nel Cantone di Latisana erano comprese le Comuni di: Bolzano, Canussio, Cesarolo, Chiarmacis, Fraforeano, Latisanotta Lugugnana, Madrisio, Mussons, Palazzolo, Píancada, Pocenia, Ronchis, S. Filippo, S. Giorgio, S Mauro, S. Michele, Teor e Villanova. Primo sindaco della Comune di Ronchis fu Lazzaro Tonizzo.  Sempre nello stesso anno Napoleone formò una Commissione per le Aggregazioniavente lo scopo di stabilire la aggregazione amministrativa di quelle piccole Comuni (finora amministratesi con il sistema della vicìnia), attorno ad un Comune Capo-Luogo secondo certi criteri territoriali. La citata commissione stabilì che al Comune-Capoluogo di Latisana fossero aggregate le Comuni di Latisanotta, Fraforeano (assieme a Petrons e Leonischis) e Ronchis (non sembra che questa proposta abbia trovato attuazione in quanto Ronchis, assieme a Fraforeano, come risulta dai documenti, dal 1808 al 1811, vengono citati come Comuni e non come frazioni dipendenti da Latisana).Nel 1809, Ronchis farà parte del Dipartimento di Passariano, Distretto della Torre e Cantone di Latisana.

Con il ritorno dell'Austria nel 1815, all’atto dell’istituzione dei Regno Lombardo-Veneto fu stabilito  che Ogni Governo si divide in provincie, ciascheduna provincia in distretti, ed i distretti in comuni. Infatti troviamo nel 1818 il Comune Denominativo o Amministrativo di Ronchis, avente come Frazione Aggregata Fraforeano, facente parte della Provincia dei Friuli e del Distretto di Latisana.

Dal 1815 al 1866, il Comune di Ronchis sarà amministrato da due deputati eletti da tutti i possidenti (estimati) residenti nel Comune. A quel tempo, l’amministrazione del Comune veniva appunto chiamata Deputazione Comunale.

A seguito dell’annessione del Friuli all’Italia (a Ronchis si ebbero 348 e 0 no), l’8 ottobre 1866, con decreto del Commissario del Re Quintino Sella, furono nominati consiglieri comunali: Baradello Andrea, Marsoni Antonio, Galletti Angelo, Guerin Giulio, Montello Osvaldo, Paron Valentino, Alessandris sac. Alessandro, Galetti Albino, Baradello Giacomo, Gaspari Timoleone, Concina Giovanni, Cividin Giacomo, Guerin Antonio, Guerin Francesco, Barei Antonio. I votanti furono allora 123, tenendo conto che gli aventi diritto al voto erano i maschi maggiorenni che avevano un reddito di almeno 2 lire. Il Re, con un decreto datato 11 ott. 1866, nominò Gaspari Timoleone primo sindaco sotto il Regno d’Italia. (Archivio Comunale Ronchis, d’ora in poi ACR).

I Primi registri di stato civile riguardanti i paesi di Ronchis e Fraforeano (risalgono all’epoca napoleonica, precisamente all’anno 1806. Prima di allora, gli unici a registrare regolarmente le nascite (battesimi), matrimoni e le morti erano i parroci o i curati, i quali erano tenuti, da disposizioni ecclesiastiche (emanate dopo il Concilio di Trento), a registrare questi atti su appositi registri che venivano custoditi nelle rispettive case canoniche.

Per quanto riguarda la allora Curazia di Ronchis, stando ai registri tuttora esistenti nell’Archivio Parrocchiale, le registrazioni dei battesimi hanno inizio nell’anno 1677, per i matrimoni l’anno 1738 e per le morti l’anno 1739.

Nella Parrocchia di Fraforeano invece, i registri dei battesimi hanno inizio l’anno 1633, quello dei matrimoni l’anno 1632 e quello delle morti l’anno 1706.

A Ronchis fino all’anno 1811 non esistevano le numerazioni civiche e le vie del paese non avevano un nome proprio come lo hanno oggi. Prima di allora i paesi di Ronchis e di Fraforeano venivano definiti semplicemente : in luogo di Ronchis o in luogo di Fraforeano.A partire dal 1811 il paese di Ronchis venne suddiviso in Contrade e Stradelle (secondo il sommarione della mappa napoleonica) e in borghi (secondo i registri dello stato civile). A queste contrade, stradelle e borghi vennero dati dei nomi propri con numerazione civica. A Fraforeano, invece, rimarrà in uso il termine luogo con l’aggiunta della località: es. in luogo di Petrons. Verso la finedel 1800, i borghi e le contrade avevano le seguenti denominazioni: Borgo Morossi, Borgo S. Mauro, Contrada dell’Armentaressa, Contrada dell’Acqua, Contrada della Chiesa, Contrada delle Mattocchie, Contrada Solert.

 

Il Comune oggi

Unico comune in Italia con questa denominazione e senza altri appellativi, situato ad un’altitudine di 8-11 m sul livello sul  mare. Comprende l’unica frazione Fraforeano, e alcune località e case sparse come Petrons, la Grinta, Leonischis, Casenove, a Fraforeano, e Bonacqua, Odorico, Cicuttin a Ronchis.

Si estende su una superficie di 18,42 kmq. Al 31 dicembre 2010 aveva 2077 abitanti (1847 a Ronchis e 240 a Fraforeano), i quali si chiamano rispettivamente roncolini e fraforeanesi: in friulano runculîns, e  chei di Frofeàn.

È compreso nel distretto di Latisana, Provincia di Udine, Regione Autonoma Friuli- Venezia Giulia. Confina con i Comuni di: Teor, Palazzolo dello Stella, Latisana, S. Michele al Tagliamento, Varmo, Rivignano. Fa parte dell’Arcidiocesi di Udine, Forania di Latisana.

 

 

 Il Municipio attuale costruito nel 1966.

 

 

La Curazia di Ronchis

Nel concordio stipulato il 21 luglio 1180 a Roma, alla presenza del papa Alessandro III, del patriarca di Grado e del rappresentante dei patriarca di Aquileia, per porre fine alle controversie tra i due patriarcati, la Pieve di Latisana cum erarum Capellis, passò dal Patriarcato di Aquileia a quello di Grado. 

Fra le cappellanie annesse alla Pieve di Latisana (anche se nel documento non viene espressamente citata) doveva esserci  anche quella di Sant’Andrea Apostolo di Ronchis.

Dal 1180, in seguito al citato concordio la cappellania (poi curazia) di Sant’Andrea Apostolo di Ronchis, seguirà le sorti della Pieve di Latisana, la quale dopo la soppressione del Patriarcato di Grado avvenuta nel 1451 passerà sotto quello di Venezia rimanendovi fino al 1818. Da questa data, in seguito alla bolla pontificia De salute Dominici gregis, verrà posta sotto la giurisdizione dell’Arcidiocesi di Udine.

La prima notizia documentata sulla curazia di Sant’Andrea Apostolo di Ronchis, ci viene dai documenti relativi alla visita pastorale effettuata il 1° giugno 1524, dal Revmo Piovano di Grado Visitador deputato del Patriarca di Venezia Antonio Contarini. Questa visita pastorale ci fornisce, attraverso gli interrogatori del delegato del patriarca al podestà e ad altri uomini, delle interessanti notizie a riguardo della cura delle anime a Ronchis, ad esempio: Il curato era pre Battista de Marchio da San Vito, abitava a Ronchis, avendo una casa propria fornitagli dal comune, esercitava la cura già da 10 anni, e prima di lui c’era un altro sacerdote chiamato pre Zuanne. Celebrava la messa ogni domenica ed amministrava i santi Sacramenti de licentia del Parroco di Latisana.

Il comune e gli abitanti di Ronchis gli fornivano per il suo sostentamento, 6 staia di frumento e 6 orne di vino all'anno (circa 5 quintali di frumento e 6 ettolitri di vino), più un altro staio di frumento per le ostie, la legna per cucinare, l’abitazione, gli incerti (corresponsioni per battesimi, matrimoni, ecc.), l’oblatus (le offerte) di tutta la villa.

Il quartese veniva riscosso dal parroco di Latisana ed era di circa 40 staia di frumento e altrettante orne di vino all’anno.

È però in una successiva elezione di un nuovo curato (1621), che obblighi ed emolumenti a lui spettanti, sono meglio specificati e tali rimarranno (con lievi varianti) fino ai primi decenni del 1800. In sintesi essi erano:

Il curato non poteva essere licenziato o licenziarsi se non per gravi motivi. Era obbligato a celebrare la messa ogni domenica e a soddisfare agli obblighi delle Scuole (confraternite). Doveva dire le litanie in processione da una chiesa all’altra ogni prima domenica del mese, e i vesperi la domenica e in tutte le feste principali, inoltre amministrare i Sacramenti sempre però “de licentia” del parroco di Latisana, che gli lasciava le offerte del giorno dei morti e altre elemosine a lui spettanti. Doveva insegnare la dottrina cristiana e fare le SS. 40 ore. Gli emolumenti spettanti erano: staia 6 di Frumento, orne 6 di vino, più uno staio di frumento per le ostie e un’orna di vino per dir messa. La metà delle offerte ricevute nei giorni delle fraterne: SS. Trinità, Beata Vergine, S. Giovanni Battista.

La casa presbiterale con l’orto annesso. Due campi: il Spinedo e le Fornaci. Due carri di legna, e le ‘cerpidizze’ (ramaglia delle viti) dei campi della chiesa.

Se voleva tenere due animali grossi (mucche ecc.) non era obbligato a pagare e mantenere il bovaro, così pure se teneva un maiale.

Infine dal commendator Lippomano riceveva staia 2 e mezzo di frumento e orne 2 e mezza di vino (per il servizio religioso nella chiesa di S. Giovanni di Rodi (ASU, arch. not. ant. b.2686).

 

La Parrocchia

Nell’ambito della pieve di Latisana, la curazia di Sant’Andrea Apostolo di Ronchis, era la seconda dopo Latisana per estensione in territorio e di numero di fedeli. Partendo da questo presupposto, la curazia ed i curaziani roncolini, manifestarono, fin dall’antichità,  un certo fastidio verso la pieve latisanese. Essi mal tollerarono il fatto di dover pagare il quartese al pievano di Latisana e nello stesso tempo mantenersi il curato. A questo stato di cose si devono alcuni fatti verificatisi tra il 1691 ed il 1695, quando il curato Gerolamo Boldini si autoproclamò parroco di Ronchis, suscitando le ire del pievano di Latisana,  che gli intentò causa. Il Boldini per nulla spaventato arrivò a chiudere a chiave la chiesa di Ronchis ed impedirne l’ingresso al parroco. Solo dopo cinque anni il pievano di Latisana, nel frattempo ricorso ai giurisdicenti veneziani, riuscì a ristabilire la sua potestà.

Ancora nel 1740, il curato don Antonio Tomasini ritentò la strada dell’autoproclamazione a parroco, ma dopo le proteste del pievano di Latisana, fu in breve riportato all’obbedienza, non senza aver prima consegnato le chiavi della chiesa nelle mani dei giurisdicenti del feudo di Latisana, i quali gli riconobbero alcuni diritti prima negati.

Le cose  rimasero in una mal celata tranquillità fino al 1852, quando in seguito a nuove richieste di molti Frazionisti di Ronchis, il Regio Delegato Provinciale chiese alla Curia di Udine informazioni sullo stato di assistenza spirituale, in rapporto ai bisogni di quei Frazionisti, onde togliere ogni pretesto per la reclamata separazione di quella curazia dalla Parrocchia di Latisana. Nel 1876, un memoriale della Commissione degli abitanti di Ronchis faceva presente l’opportunità di elevare la curazia di Ronchis in Parrocchia fu presentata all’Arcivescovo di Udine. Passarono altri dieci anni e negli ambienti della Curia udinese dovette farsi strada l’idea dell’opportunità di elevare la curazia di Ronchis in parrocchia se l’arcivescovo di Udine nel 1887 concesse un’udienza ad una commissione nominata dai capi-famiglia di Ronchis.

Si dovette però arrivare al 28 settembre 1907, prima che l’Arcivescovo di Udine Pietro Zamburlini firmasse il decreto di smembramento dopo aver vinto la strenua opposizione del pievano di Latisana.

Nel decreto di costituzione, tra le altre cose si costata che la Curazia di Ronchis dista 4 chilometri dalla chiesa parrocchiale e conta 1500 abitanti, che la chiesa curaziale è sufficientemente capace, decorosa e ben arredata, che il “beneficio” della nuova Parrocchia è costituito dai redditi del quartese, a ricordo però della passata dipendenza dalla matrice di Latisana e quale segno onorifico della preminenza di detta matrice si stabilisce che il parroco pro tempore di Latisana abbia a dare l’immissione al parroco pro tempore di Ronchis ad ogni nuova nomina da parte dell’Ordinario. Il 20 novembre 1907, con decreto del re Vittorio Emanuele III, fu dato il regio assenso all’erezione in Parrocchia della Curazia di Ronchis (Archivio della Curia Arcivescovile di Udine, d’ora in poi ACAU, Chiese e Paesi, Ronchis di Latisana).

Primo parroco fu nominato il reverendo Nicolò Stefanutti, il quale fece il suo ingresso solenne l’otto settembre 1909 accompagnato dal glup ciclistico, banda, sacerdoti, ed aspettato da tutta la popolazione all’ingresso del paese, ove il Parroco di Tricesimo diede il benvenuto. Archi, fuochi artificiali. Entusiasmo generale, giorno incancellabile a detta di Ronchis (ACAU, Visite pastorali).

 

 

Chiesa di Sant’Andrea Apostolo

La chiesa parrocchiale è dedicata a Sant’Andrea Apostolo, edificata nel 1753 nello stesso posto della precedente, consacrata l’8 settembre 1760, dal  Patriarca di Venezia Giovanni Bragadin. All’interno si possono ammirare: cinque altari di marmo e pietra, di cui uno, quello dedicato a San Giuseppe, è opera del portogruarese Pietro Balbi (1764); una pala d’altare raffigurante la Presentazione di Gesù al tempio del secolo XVI, opera di ignoto pittore friulano; una statua della BV. Assunta opera dell’udinese Luigi Piccini (1892), e la statua di S. Giuseppe proveniente da Monaco di Baviera (1890); Un dipinto murale raffigurante il Battesimo di Gesù del curato Igino Fasiolo; affreschi del pittore-decoratore di Gemona Francesco Barazzutti  e il pulpito, con decorazioni in bassorilievo, del latisanese Giovanni Costantini (1912); decorazioni e pitture di Ercole Casolo e Giovanni Pittini, pure gemonesi (1957).

 

 

La chiesa parrocchiale, il campanile e l'immagine della Madonna Addolorata in una stampa del 1950

 

Ai lati dell’abside vi sono due grandi affreschi: a sinistra la salita di Gesù al Calvario di ignoto pittore che riporta molte affinità con L’andata al Calvario di G. B. Tiepolo nella chiesa di S. Alvise a Venezia, e a destra l’adorazione dei Re Magi, pure di pittore ignoto, il quale sembra essersi ispirato ad uno simile esistente nella cappella Mantica nel duomo di Pordenone ad opera di G.M. Zaffoni detto il Calderari. Sul soffitto, sempre in affresco, sono rappresentati i quattro evangelisti.

Sull’organo, si hanno notizie a partire del 1786. È attribuito alla seconda metà del 1700, con ammodernamenti apportati dal vicentino Giovanni Battista de Lorenzi nel 1875. È stato restaurato nel 1998.

Il campanile èstato costruito nel 1778, innalzato (a m 42), nel 1900, su progetto dell’impresario Gerolamo d’Aronco in parte modificato dall’ingegnere  udinese L. Piani.

 

 

 L’interno della chiesa parrocchiale, in una stampa  del 1950

 

Le Campanesono tre: la grande, è dedicata al Divino Redentore e reca la scritta: Anno Giubilare 1966. Venga il Tuo Regno. Annuncio la vita e la morte e chiamo tutti alla preghiera, la mezzana é dedicata alla Beata Vergine Addolorata, con la scritta: Beata Vergine Addolorata, conforta il tuo popolo operoso. Dal fuoco della folgore e dalla grandine, liberaci, o Signore. La piccola, é dedicata a Sant’Andrea, e reca la scritta: S. Andrea Apostolo prega per noi. Degnati o Signore, di darci e conservarci i frutti della terra. Vi è anche una campanella che è suonata come ultimo richiamo alle funzioni religiose.

L’orologio a torre funziona ora a corrente elettrica, il precedente, di marca Solari, fu collocato nei primi anni del secolo, con funzionamento a pesi e carica manuale.

Nella cappella dedicata ai Caduti in Guerra del cimitero,si può ammirare un affresco eseguito nel 1936 dal prof. G. Lepski, veneziano di origine polacca, raffigurante “La glorificazione del Caduto in guerra ”.

Nella  precedente chiesa,  di cui si hanno notizie a partire dal 1518, hanno prestato la loro opera Antonio de’ Tironi o Tironeo di Bergamo residente a Udine, che intagliò ed indorò un’ancona per la chiesa di S. Andrea. nel 1518. Nel 1534, i pittori Giovanni di Martino e Gaspare Negro, stimarono ducati 100 un’ancona scolpita da Giovanni Domenico di Udine. Nel 1554, Giovanni Secante detto “Trombon” di Udine, dipinse una pala che fu valutata lire 1716.

 

 

Chiesetta di S. Libera

 

 

La chiesetta di S. Libera dopo il restauro

 

Chiesa a forma ottagonale, di cui si hanno notizie a partire dall’inizio del 1600. Inizialmente dedicata a Santa Brigida fu, nel 1613, dedicata a  Santa Libera. Ha un solo altare con la pala che raffigura la santa Libera con la Madonna e san Francesco d’Assisi. La santa è pure raffigurata in un affresco esterno di epoca Ottocentesca. Ha il  campanile con la forma cosiddetta a “vela”. A questa chiesa e alla santa sono particolarmente legati devozionalmente gli abitanti del borgo denominato la vile.

Nel 1882, durante una disastrosa alluvione dei fiume Tagliamento, la chiesetta fu seriamente danneggiata. Riparata fu di nuovo funzionante nel gennaio 1886. 

 

Chiesetta della SS. Trinità

 

 

 

A confine con Latisanotta lungo la vecchia strada che da Ronchis conduceva a Latisana, sorgeva una chiesetta dedicata alla SS. Trinità di cui si ha notizia fin dal 1546. In questa chiesetta che aveva un solo altare, veniva a volte celebrata la messa e  gli abitanti di Fraforeano  vi convenivano nella festività della SS. Trinità. Caduta in rovina fu poi danneggiata in modo irreparabile durante la prima guerra mondiale e demolita nel 1926. Nel 1991 sono state portate alla luce le sue fondamenta, e, nel maggio del 2011 nell’area sui cui sorgeva è stata posta una croce con i simboli della SS. Trinità.

 

L’antico ospedale-ospizio di Volta di Ronchis

 

   

Le due colonne provenienti probabilmente da Aquileia, appartenute alla chiesa di S. Bartolomeo di Volta di Ronchis, innalzate nel 2002.

 

L’esistenza di un ospedale-ospizio gerosolimitano, per viandanti e pellegrini in località Volta, è attestato per la prima volta nell’atto di fondazione e  donazione di terre da parte di Artuico di Varmo  a favore dell’ospedale di S. Tomaso di Susans, avvenute il 31 luglio del 1199. A questa fondazione, fra i vari maestri di priorati Gerosolimitani era presente anche un “Presbyteri Petri magi[stri Ospitalis de] Volta”, ossia un fratedi nome Pietro, maestro, priore o vicario dell’ospedale di Volta che è citata senza altra indicazione ma che le successive documentazioni collocano presso Ronchis.

Se sconosciuto è il suo fondatore (forse lo stesso Artuico di Varmo, del casato dei (di) Varmo di Sotto, egli pure cavaliere gerosolimitano), certa è la sua appartenenza all’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme detto di Rodi, di Malta.

L’ospedale-ospizio di Volta fu gestito direttamente dai frati cavalieri fino al 1380, quando questi  furono trasferiti a Udine nel nuovo ospedale gerosolimitano di Borgo Grazzano. A Volta rimase probabilmente una stanza adibita al solo ricovero.

Le proprietà, trasformate in commenda, furono gestite da commendatori laici e nel 1598 furono cedute alla famiglia Lippomano che le tenne fino al 1869, nel 1873 furono vendute a privati.

Il borghetto dell’ospedale di Volta aveva anche una chiesa, anticamente dedicata a San Bartolomeo e successivamente a S. Giovanni di Rodi. Nel 1597 una ennesima inondazione del fiume Tagliamento, dopo aver eroso ed asportato gli argini di protezione, causò seri danni alla chiesa e alle case, tanto che gli abitanti della contrada furono costretti a dissotterrare i loro morti e a seppellirli di nuovo nel cimitero della chiesa di San Andrea.

 

 

Stele funeraria già nella chiesa di S. Bartolomeo di Volta di Ronchis ad uso acquasantiera.

 

L’anno seguente la chiesa e il borgo furono abbandonati. Con decisione unanime, la vicìnia del Comun di Ronchis , deliberò di costruire una nuova chiesa in un luogo più sicuro. La nuova chiesa fu efficiente fino ai primi decenni del 1800, caduta in rovina, fu abbattuta nel 1883.

Dell’antica chiesa di S. Giovanni rimangono due colonne in granito rosa di epoca tardo imperiale e un’acquasantiera ricavata da una stele funeraria, dedicata a Jonide Sallustia, del II secolo d.C., ora posta nella chiesa di S. Giovanni di S. Tomaso di Majano. Dell’altra chiesa sono rimaste due pale d’altare della seconda metà del Settecento.