Le Tradizioni

 

Note a cura di Benvenuto Castellarin

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Le tradizioni, le feste, le usanze antiche e moderne

I proverbi, che sappiamo essere la sapienza di un popolo, ci dicono: ogni paîs la sò usanse, ogni ciase il siò custum, ogni paese la sua usanza, ogni casa la sua costumanza, per affermare  che ogni piccola variazione di una tradizione largamente diffusa, ha la sua ragione di esistere e di manifestarsi.

Per la verità al giorno d’oggi, la modernità  e la tecnologia hanno fatto sì che poco rimanesse delle vecchie tradizioni di un tempo. Nuovi modi di concepire il passato ed il presente hanno cancellato, forse per sempre usi e costumi che parevano  inamovibili.

I nostri vecchi ci dicevano: pitost di dismeti une usanse al è miôr brusà un paîs, piuttosto di smettere una usanza è meglio che si bruci un paese,a noi oggi questa massima ci sembra anacronistica, ma allora sulle tradizioni e le usanze si fondava gran parte della vita degli adulti e dei bambini. 

Ma per usanze che muoiono altre ne nascono. Infatti, a partire dalla seconda metà del scorso secolo, hanno visto la luce la “Festa del Papà”, della “Mamma”, della “Donna”, degli “Innamorati”, ecc.

Nel nostro paese, dagli anni ’80, sono sorte la “Festa di S. Libera”, la “Festa dei Borghi” (ad aprire la serie fu la “Fieste da la stradele dovôr il Munissipi” nel 1985), poi la festa “Dell’Emigrante”, “Della Repubblica”, dei “Mario”, dei “Donatori di Sangue”, marce, fiaccolate, pedalate “Della Solidarietà” e altre ancora.

 Ci sono poi le tradizioni cosiddette “di ritorno”, come ad esempio la “Festa di Hallowee”, dove giovanetti e giovanette vanno in giro per il paese la sera della vigilia di Ognissanti, vestiti da streghe e stregoni con zucche svuotate  dai semi e forate da far sembrare una maschera e con una candela accesa all’interno. Un tempo, dunque, era una nostra usanza e non una “scoperta dell’America”.

Ecco, quindi, il racconto dalla viva voce della gente di Ronchis e di Fraforeano delle nostre vecchie usanze, tradizioni e feste che avvenivano durante tutto l’anno e in determinate circostanze.

 

25 dicembre: Natale - Nodâl

La vigilia di Natale, i bambini, aiutati dai fratelli più grandi allestivano il presepio: col muschio preso dai luoghi umidi dei campi, con le statuine di gesso di presa fatte e colorate da loro stessi. Per la neve veniva usato un po’ di farina di frumento

In attesa della messa di mezzanotte la famiglia si riuniva per giocare a tombola o alle carte. I bambini giocavano “al trotu” una specie di dado con la punta e manico.

La sera di Natale, dopo aver terminato di preparare il presepe, i bambini esponevano sul davanzale della loro camera da letto una scarpina ben pulita e lucidata, avendo cura di lasciare le imposte della finestra socchiuse in modo da permettere il passaggio, durante la notte, de l’ussilùt con i doni che avrebbe deposto nella scarpina.

Certo è che per i bambini di allora, l'ussilùt di Nodàl era un avvenimento molto atteso e che si può paragonare alla nascita di Gesù stesso. I doni erano di una semplicità straordinaria, ma riuscivano a destare sempre molta curiosità e immenso piacere quando venivano trovati nella scarpina la mattina dei giorno di Natale: un'arancia; due o tre caramelle; un pezzo di mandorlato.

Oggi, che ai bambini i regali non mancano, questi portati da l'ussilùt possono sembrare banali e senza significato, allora erano i più bei regali del mondo.

Dopo la messa di mezzanotte era usanza bere “un got di vin brulè” un bicchiere di vino riscaldato con uno stelo di cannellao “un bicirìn di sgnape” un  bicchierino di grappa.

Il giorno di Natale i bambini si alzavano di buon’ora per vedere: se ch’a i veve partât l’ussilut di Nodâl che cosa gli aveva portato l’uccellino.

A pranzo era tradizione mangiare il tacchino con pane fatto in casa. I bavigli del tacchino impanati, quindi radicchio con le cicciole di maiale e naturalmente la brovade e muset, le rape acide con il cotechino. L’unico dolce era la cosiddetta “pinse” composta di farina di mais o di segale, fichi secchi, cicciole di maiale sementi di finocchi, uva sultanina e una spruzzata di limone. 

Capodanno- Prindalan

A capodanno, di buon mattino, i bambini e i ragazzi, a gruppi di tre-quattro, andavano di casa in casa ad augurare buon anno: “Bun dì, bon prinsipi da l’an, fêni la buneman!” - Buon giorno, buon inizio d’anno, dateci la buonamano del primo dell’anno. In cambio degli auguri ricevevano quasi sempre del denaro: cualchi carantan o palanche, alle volte anche: “milus, castignis, caramelis, carobulis” mele castagne, caramelle carrube. Soldi e doni erano poi divisi in parti uguali.

Le donne si porgevano gli auguri andando o tornando dalla prima messa.

Gli uomini, dopo aver finito i lavori nella stalla andavano dai parenti a porgere gli auguri di buon anno. A loro veniva offerto un bicchiere di vino bianco o un bicchierino di grappa  o “ue sot sgnape” uva  annegata nella grappa.

Qualcuno osservava l’andamento del tempo atmosferico  nei primi 12 giorni dell’anno, ognuno dei quali corrispondeva ad uno dei giorni.

 5 gennaio: Vigilia dell’Epifania - Vee da la Pefanìe

Al pomeriggio in chiesa veniva benedetta l’acqua che sarebbe poi servita per la benedizione delle case e per i battesimi.

L’acqua benedetta veniva anche portata a casa per benedire, all’occorrenza bestie da tiro ammalate, bachi da seta, ecc. Un po’ di acqua veniva messa anche nel paiolo della polenta, e quando moriva qualcuno in casa (raramente allora si moriva in ospedale), veniva messa in un bicchiere con un ramo di ulivo benedetto per aspergere la salma: par binidì (trai l’aghe sante) al muart.

Alla sera tardi venivano accesi i falò dell’Epifania chiamati  pancavîns o fogheris. Venivano accesi soprattutto sull’argine del Tagliamento

Un tempo a Ronchis e nella nostra zona era tradizione accendere più di un fuoco: ogni borgata e quasi tutte le famiglie dei casali avevano il suopancavìn” , diversi erano poi i falò accesi sull'argine del fiume Tagliamento.

            Non  ci è dato conoscere il vero motivo per cui da noi il falò epifanico si accenda la sera della vigilia mentre in altre parti del Friuli viene acceso la sera  stessa dell’Epifania. Testimonianze orali raccolte anni fa dicono che tali  fuochi  servano al illuminare la strada ai Re Magi che si recano a portare i doni a Gesù Bambino. Ma il fuoco epifanico cadendo nel periodo del solstizio d’inverno ha assunto da tempo immemorabile un carattere augurale e propiziatorio.

Prima dell'accensione del falò, spesso, veniva asperso con acqua benedetta e acceso, a seconda delle usanze delle famiglie, o dal più giovane o dal più vecchio, o anche dalla donna più vecchia. Il “pancavìn” era composto da  canne secche di granoturco “sorgiâl” con in cima una croce: spesso per ingrandire il proprio falò avvenivano dei piccoli furti di “tamossis” (biche di stocchi di granoturco) in campi altrui.

Una volta acceso, colui che era ritenuto il più saggio, attizzava il fuoco con un bastone dicendo: Cà pan! Cà vin! (da cui il nome pancavìn), tante blave! Tant forment! tancju etòletros di vin!.

(Qui pane!, qui vino, tanto mais!, Tanto frumento! Tanti etolitri di vino!)

Dalla direzione che andava il fumo si traevano i pronostici per l'annata agricola, così:

Se 'l fun al va viars soreli a mont , cjape 'l sac e va pal mont: annata di miseria

(Se il fumo va verso ovest, prendi il sacco e vai per il mondo in cerca di fortuna)

Se 'l fun al va viars soreli jevât , cjape i bous e val al marcjât: anno d’abbondanza

(Se il fumo va verso est, prendi i buoi e va al mercato)

Se 'l fun al va a Maràn, cjape 'l sac e va a pan: annata di miseria

(Se il fumo va verso sud, prendi il sacco e vai alla cerca)           

Prima di andare a letto i bambini appendevano la calza sotto la cappa del camino perché durante la notte veniva la befana a portar loro qualche dolce o regalo.

6 gennaio Epifania - Pefanìe

Il giorno dell’Epifania i bambini si alzavano di buon’ora per vedere che cosa gli aveva portato la befana nella calza: caramelle, un mandarino, un pezzo di mandorlato: nelle famiglie benestanti anche qualche balocco. Tutto questo se i bambini fossero stati ubbidienti e bravi, altrimenti trovavano carbone e tutoli di mais.

Negli anni ’80-90 del Novecento, nel pomeriggio dopo la funzione religiosa, la befana seduta sopra una piccola casetta, aspettava i bambini sul sagrato della chiesa e poi in corteo fino alle scuole elementari. Qui la befana distribuiva le calze piene di dolci ai bambini i quali contraccambiano con i propri risparmi  che vengono destinati in beneficenza.

17 gennaio: Sant’Antonio Abate - Sant Antoni Abât o di di zenâr

Al mattino dopo la messa sul sagrato della chiesa veniva benedetto un maialino chiamato: il pursit di Sant Antoni, regalato da chi aveva allevamento di maiali oppure da un benestante del paese. Dopo la benedizione affinché venisse riconosciuto, al maialino veniva legato attorno al collo un nastro colorato e sulla schiena veniva fatta una specie di tonsura. Il porcellino girava libero per il paese chiedendo da mangiare ad ogni famiglia la quale era ben lieta  di soddisfare la fame del maialino. Una volta grande e ben ingrassato, verso la fine di novembre, primi dicembre veniva venduto, ed il ricavato andava a beneficio dei poveri del pese.

Primo febbraio: Santa Libera - Sante Libare

Festa a Ronchis in special modo nel borgo detto de la Vile, con la celebrazione di sante messe e vesperi. C’era l’usanza che i sacerdoti convenuti per le celebrazioni andassero a pranzo presso la famiglia Guerin (Prepieris), o la famiglia Galetti (chei dal Pos).

Dal 1979 la festa si svolge con molta più solennità, con distribuzione dopo le celebrazioni religiose distribuzione di vino, biscotti dolciumi di carnevale, nel pomeriggio giochi dedicati ai bambini,  alla sera ballo popolare. Nel 1980 si svolse anche una corsa degli asini denominata “Palio di Santa Libera”.

2 febbraio: Purificazione di Maria - La Madone Siriole

Alla messa del mattino (attualmente la cerimonia si fa alla sera), venivano benedette le candele dette da la Madone Siriole. Queste candele venivano e vengono portate a casa per accenderle (un tempo) i bachi da seta contraevano qualche malattia, e oggigiorno quando succedono delle disgrazie o quando il tempo atmosferico minaccia di grandinare.

3 febbraio: San Biagio -  San Blâs

Alla messa del mattino  (attualmente la cerimonia si fa alla sera), il celebrante benedice i fedeli con due candele accese dette “di S. Biagio” messe a forma di X. Oltre la benedizione della gola venivano benedetti pane, biscotti e  “i colas di San Blâs” ciambelle di San Biagio.

14 febbraio: San Valentino -  San Valentin

Festa solenne a Fraforeano con messa cantata vespero e processione con la statua del santo portata a spalle dai giovani del paese. La celebrazione solenne avveniva e avviene  la domenica 14 o la successiva. Ancor oggi, con una piccola offerta, si può acquistare la cosiddetta chiavetta di San Valentino per scongiurare  il mal  caduco o epilessia.

Carnevale - Carnevâl

Durante il periodo di carnevale i giovani roncolini andavano nel pomeriggio a ballare nella sala detta dal fòr  o Mainardis (in Via S. Giovanni di Rodi): le giovani erano sempre accompagnate dalla madre. Il giovedì grasso era ed è tradizione confezionare i dolci di carnevale “i crostui e li fitulis” i crostoli e le frittole.

Il lunedì grasso era chiamato:  “carnevalut da li feminis” carnevelino delle donne.

Il giorno di carnevale i ragazzi andavano in maschera con i vestiti vecchi dei fratelli o genitori. Si mettevano assieme a gruppi girando per il paese e chiedendo alle famiglie “crostui e fritulis”.

Alla sera di carnevale gli adulti andavano a balle scambiandosi i ruoli: gli uomini vestiti da donna e le donne vestite da uomini, i quali per non farsi riconoscere mettevano sul viso una mascherina alla “zorro” detta morete.

Quaresima - Cuaresime

Il primo giorno di quaresima era , ed è obbligo digiunare e con l’astinenza delle carni. Le pietanze erano condite solo con l’olio. Quel giorno era tradizione mangiare l’arringa o baccalà e fagioli conditi con olio e cipolla.

Alla sera, dopo essere stati all’imposizione della cenere sul capo, era usanza iniziare la quaresima facendo un nodo in una cordicella dicendo un Pater-Ave-Gloria, e cosi ogni sera fino al Venerdì Santo.

Durante tutto il periodo della quaresima non si potevano celebrare matrimoni, se proprio una coppia era costretta dagli eventi: costoro venivano obbligati a sposarsi prima del suono dell’Avemaria del mattino (prima delle ore 6-6,30).

19 marzo San Giuseppe -  Sant Isepu

Festa solenne a Ronchis con messa cantata vesperi e processione con la statua del santo portata a spalle dai giovani di leva.

Settimana Santa - Setemane Sante

La domenica delle Palme o il giorno prima venivano le bancarelle a vendere l’ulivo. All’uscita di messa i bambini facevano con le fogli delle crocette. L’ulivo benedetto si usava metterlo anche nei cuscini per scongiurare le fatture delle streghe.

Un rametto di ulivo si usava poi metterlo nella piletta dell’acqua santa che solitamente si trovava nel pianerottolo delle scale.

Dal gloria del Giovedì Santo al gloria del Sabato Santo ossia per il periodo che le campane rimanevano mute (un tempo le cerimonie religiose si svolgevano al mattino), non si poteva eseguire nessun lavoro nei campi, ne fare il bucato scopare la casa.

Se un bambino ritardava d’imparare a camminare al suono del Groria del Sabato Santo li facevano attraversare più volte la strada.

Prima della processione del Venerdì Santo i sacerdoti assieme ai chierichetti ed alcuni devoti andavano a prendere la croce detta la  ‘Passion’ nella chiesetta di Santa Libera.

Pasqua - Pasche

A Pasqua era ed è tradizione mangiare le uova sode colorate. Dopo pranzo i bambini giocavano a tirare da una certa distanza una moneta all’uovo sodo: vinceva chi riusciva a colpire l’uovo.

Un altro gioco si chiamava  la scialete, dove si faceva correre le uova sode lungo una sorte di pista discendente: vinceva chi si avvicinava di più al pallino posto ad una certa distanza.

Lunedì dell’Angelo - Lunis di Pasche

Era usanza  che i giovani e  meno giovani andassero a ballare nel prato antistante la chiesa di Santa Marizzutta (fra Madrisio di Varmo e Rivignano): andavano con carri e carretta addobbati e sempre accompagnati dal suono di una fisarmonica.

Primo di aprile - Prin di avrîl

Giornata del pesce d’aprile o di “ciapà la musse”, in cui si facevano e si ricevevano scherzi, soprattutto fra alunni di scuola. Il pesce d’aprile di carta o cartone veniva appeso alla schiena del malcapitato senza che se ne accorgesse e poi veniva deriso.

25 aprile San Marco - San Marc

Al mattino dopo la messa veniva fatta la rogazione di San Marco.

In determinati incroci di strade avveniva la benedizione della campagna. A Ronchis il percorso di questa rogazione, così come quella del lunedì prima dell’Ascensione, era fino ai confini con Latisanotta, a volte succedeva che l’incontro tra le due rogazioni non fosse sempre pacifico e religioso come la circostanza lo richiederebbe.

Ascensione - Sense

Il lunedì, martedì e mercoledì prima dell’Ascensione venivano fatte le rogazioni per implorare la protezione di Dio sui raccolti delle campagne.

Il giorno dell’Ascensione era tradizione mangiare la lingua di maiale insaccata.

Prima domenica di maggio - Prime domenie di mai

Per un antico voto contro la peste del 1630, i roncolini si recavano a piedi (ora in bicicletta o con le automobili), al santuario della Madonna delle Grazie a Sabbionera di Latisana. Fino al 1808 a questo santuario veniva fatta un’altra processione il mese di ottobre.

Prima della processione venivano benedetti gli animali da tiro, mucche cavalli, asini, muli.

Corpus Domini

A Ronchis in determinati luoghi dove sarebbe passata la processione, facevano dei piccoli altarini.

Rosario del mese di maggio - rosari dal mês di mai

Era usanza che le giovani che andavano a lavorare nelle risaie di Fraforeano comperassero una candela e, dopo averla colorata, la ponevano sull’altare della Madonna Assunta.

13 giugno: Sant’Antonio da Padova -  Sant Antoni di Padue

La domenica successiva della ricorrenza, festa solenne a Ronchis con messa cantata, vespero e processione.

Sull’altare di Sant’Antonio nella chiesa parrocchiale, era usanza che coloro che avessero allevato i bachi da seta (un tempo quasi tutte le famiglie) di portare una sporta di bozzoli.

Attualmente nel mese di giugno viene celebrata la festa delBorgo da li Massillis ribattezzato di Sant’Antonio.

 

24 giugno: San Giovanni - San Zuan

Al mattino veniva raccolta la camomilla che per essere efficace doveva prende la rugiada della notte di San Giovani. Le giovani da marito mettevano la chiara dell’uovo in un bicchiere. Al mattino dopo se si era formata una specie di barchetta  avrebbero trovato presto il fidanzato o si sarebbero sposate entro l’anno.

15 agosto: Assunzione di Maria -  Madone Assunte

A Roncis festa solenne con messa cantata, vesperi e processione. Attualmente viene celebrata anche la ‘Festa dell’Emigrante’.

La vigilia  è ormai tradizione celebrare la festa del Borc da la Vile (San Mauro).

15 settembre: Beata Vergine Addolorata - Perdon da la Dolorade

A Ronchis festa solenne del “Perdon” o dei “Dolôrs” (la Madonna Addolorata è chiamata anche dei ‘Sette Dolori’).

Per la ricorrenza venivano le bancarelle con ogni ben di Dio sia di dolciumi che di giocattoli.

Nel pomeriggio processione con la statua della Madonna portata a spalle dai coscritti e accompagnata da la banda.

Alla sera concerto della banda in piazza. In antico alla sera del sabato e della domenica veniva dato il permesso  di far esplodere sull’argine del Tagliamento i mortaretti.

Sagra del paese - Sagre dal paîs

La domenica dopo il Perdon veniva celebrata la cosiddetta “sagre dal paîs” festa del paese. Questa festa è in realtà la festa dell’anniversario della dedicazione della chiesa parrocchiale che a Ronchis è la quarta domenica di settembre. Per questo motivo in questa ricorrenza si ballava sul sagrato, da cui poi il nome di sagra. La festa durava la domenica e il lunedì ballando sul tavolato posto nella piazza.

Quartese - Cuartês

Era usanza quasi obbligatoria anche al parroco o al titolare spirituale della parrocchia si dovesse dare il quartese, ossia la quarantesima parte dei raccolti agricoli come vino, mais, frumento, al sagrestano e al custode del cimitero solo una certa quantità di mais. In antico al parroco spettava anche il quartese sulla canapa, il lino, i fagioli e  il miglio.

Primo novembre: Tutti i Santi - I Sans

La sera di Tutti i Santi non si scopava la casa, perché dicevano che si scopavano via anche le anime dei defunti che venivano per quell’occasione sulla terra. Nessuno si dimenticava (usanza in parte rispettata ancor oggi) di lasciare i secchi dell’acqua pieni per le anime dei morti che venivano sulla terra a dissetarsi.

Le campane suonavano ‘a morto’ fino alla mezzanotte: ognuno andava a suonare per i propri defunti. Le famiglie dopo essere state a pregare in cimiteri si riunivano in casa a mangiare castagne e bere vino.

11 novembre: San Martino - San Martin

A San Martino scadevano i contratti d’affitto e di mezzadria, difatti “fa samartin”, ha il significato di cambiare casa o padrone.  Grande festa a Latisana: cun marciât-franc da li bestis, barachis e giostris.

21 novembre: Beata Vergine della Salute - La Madone da la Salût

La domenica dopo la ricorrenza grande festa a Fraforeano con messa solenne vespero e processione con la statua della Madonna portata a spalle dai giovani coscritti.

30 novembre: Sant’Andrea - Sant Andree

Festa a Ronchis essendo il Patrono della parrocchia e del paese. In antico, al termine dei vesperi e nelle ricorrenze religiose principali, veniva data da baciare la cosiddetta ‘pace’. Attualmente, alla sera  viene  organizzata una cena comunitaria

31 dicembre: San Silvestro -  Ultin da l’an

Alla sera dopo il Te Deum di ringraziamento in chiesa le famiglie apettavano la mezzanotte giocando a tombola e a carte. I giovani andavano a ballare presso qualche famigli di amici.

A Mezzanotte era usanza, fare dei botti con il carburo e i cacciatori  sparare con i fucili (a salve)

Battesimo - Batiesin

Era tradizione che i padrini del primo figlio o figlia fossero gli stessi testimoni del matrimonio, perché dicevano: compari dal anel, compari del prin putel Si usava rinnovare anche il nome di battesimo dei nonni o di un parente deceduto in guerra.

In antico al primogenito maschio veniva applicato all’orecchio sinistro un anello detto avisele o ricìn. Il neonato veniva battezzato di domenica dopo otto giorni dalla nascita,  al termine della messa solenne. Il neonato veniva portato in chiesa dalla “comari” levatrice.

I padrini dovevano sapere il ‘credo’ a memoria: guai a sbagliare, altrimenti, dicevano che il figlioccio sarebbe diventato balbuziente.

Cresima - Cresime

Prima di entrare in chiesa, i padrini comperavano gli oggetti-ricordo della cresima: il libretto la medaglia e la fascetta da mettere al braccio. In tempi più recenti i padrini, oltre i “colas” ciambelle, regalavano al figlioccio anche un orologio,: alla figlioccia gli orecchini o una catenina d’oro.

Visita di leva, coscritti - visite di leve, scuncrisc

Ogni classe faceva un carro allegorico di verso: colomba, pesce, carro armato, ecc. Dopo la visita di leva i coscritti andavano a fare il giro dei paesi vicini. Alla sera gran ballo con le ‘coscritte’

A Ronchis l’ultimo carro allegorico di leva fu allestito dalla classe del 1939 nel 1959. La sera prima della visita era usanza scrivere sui muri: W la Classe, Classe di Ferro, Classe di acciaio, O là, o rompi. Durante il periodo fascista il motto più usato fu Vincere! e Vinceremo.  

Fidanzamento e matrimonio - moroses e nossis

I giovani e le giovani un tempo solitamente si trovavano all’uscita di chiesa dopo le cerimonie religiose, specialmente dopo il rosari del mese di maggio o nelle stalle dove si riunivano per filare la lana o il lino per farsi la dote.

I giorni che potevano incontrarsi per amoreggiare erano il martedì, il sabato e la domenica. Se per caso due, dopo essersi fidanzati rompevano il fidanzamento per colpa della giovane, gli amici del fidanzato facevano la cosiddetta  “pursite o sciarnete” ossia una striscia di erbe di varia natura , che partiva dalla casa del giovane fino a quella dell’ex fidanzata.

 Qualche volta fra giovani si verificavano delle rivalità a causa di una giovane particolarmente attraente. Questa rivalità diventava aperta ostilità verso i forestieri che venivano a fare l’amore con le giovani del paese a quelli veniva fatto ogni sorta di dispetti.

Il giovedì prima delle nozze i parenti dello sposo andavano, con carro e cavalli a prelevare la dote della sposa presso la sua abitazione. La promessa sposa prima che il carro si muovesse con una verga di legno faceva una croce davanti al cavallo dicendo “Dio ti accompagni”, poi rompeva  la verga quale segno di interruzione dei rapporti con la casa paterna.

La promessa sposa, oltre la dote portava anche la cassa della dote  e il cassettone, allo sposo spettava il letto, le sedie e altra mobilia.

 Le nozze si celebravano di solito il sabato mattina, o anche, ma raramente il mercoledì e nel periodo di San Martino (novembre).

Il giorno delle nozze, lo sposo con tutta la parentela si recava alla casa della promessa sposa. Appena arrivati il compari chiedeva il permesso al padrone di casa di entrare e di andare a prendere la sposa che aspettava già pronta nella sua camera. Poi tutti assieme a piedi in corteo si avviavano verso la chiesa: se per caso s’incontravano due cortei nuziali, gli sposi dovevano scambiarsi i fazzoletti del taschino e le spose baciarsi.

A coloro che suonavano i tre segni di messa con le campane veniva loro portato pane salame e vino in abbondanza.

Il pranzo di solito avveniva nella casa della sposa e la cena  a casa dello sposo. Alla sera quando il corteo arrivava alla casa dello sposo ammazzavano una gallina e la tiravano in alto dicendo: “Viva la nuvisse e muarte la gialine!” Via la sposa e morta la gallina. Colui che pronunciava il motto non doveva confondersi pena l’arrivo di disgrazie.

Su la porta di casa ad aspettare la sposa c’era la suocera, o anche il suocero. A volte la suocera, in segno di accoglienza offriva alla sposa un bicchiere di vino. C’era anche l’usanza che la sposa regalasse alla suocera una camicia, e alla nona, se c’era, un fazzoletto da testa.

Quando nasceva un figlio la puerpera non poteva uscire di casa e non veniva lasciata mai sola altrimenti avrebbe visto “la paganeuno spirito di donna morta di parto. E le avrebbe portato via il neonato.

 Morte e funerale- Muart e funerâl

Un tempo la quasi totalità delle persone morivano in casa. Nell’avvicinarsi della morte i famigliari avvisavano il prete perché venisse a darli l’olio santo.

A morte avvenuta alla sera veniva fatta una veglia funebre di preghiera con la partecipazione di parenti, amici  e compaesani. Se il defunto faceva parte di una confraternita religiosa veniva vestito con la veste e la cappa della confraternita.

Se moriva un bambino veniva vestito di bianco o con il vestito della prima comunione

Nel funerale il defunto veniva portato a spalla dai parenti e in chiesa la bara veniva posta sul catafalco.

In cimitero, quando la bara era calata nella fossa, come ultimo saluto,  e per ricordare  la caducità della vita il parroco gettava con la pala un po’ di terra sulla bara, il gesto veniva e viene imitato da parenti e amici.

Fraforeano esisteva l’usanza che il conte de Asarta fornisse la cassa da morto quando decedeva un suo affittuale o bracciante.

 

Feste e ricorrenze attuali

Da qualche anno si celebra il “Falò dell’Epifania” (5 gennaio), con la partecipazione di tutte le associazioni del Comune e una “Fiaccolata di Solidarietà”. La “Festa della Repubblica” (2 giugno), con concerto strumentale e vocale e il coinvolgimento degli alunni della scuola elementare.

Alla fine di giugno, inizio di luglio si svolge “Roncjs in Fieste”, con pesca di beneficenza, “Pedalata della Solidarietà”, chioschi enogastronomici e ballo.

Dalla fine di agosto ai primi di settembre si svolge la manifestazione denominata “Seris d’estât”, con rappresentazioni teatrali, di musica contemporanea e classica: quest’ultima nel parco de Asarta- Kechler di Fraforeano e “Arti, mestieri e sapori”.

La Pro Loco Ronchis nel mese di ottobre organizza la “Festa della Polenta”, con chioschi e giochi popolari. Nel periodo natalizio un presepe artistico. In collaborazione con altri, il “25 aprile” (San Marco e  Festa della Liberazione) festa nel parco de Asarta - Kechler di Fraforeano, la “Festa di Santa Libera” (2 febbraio).