LA PARLATA RONCOLINA

La varietà friulana di Ronchis

 

A cura di Benvenuto Castellarin

 

La parlata friulana di Ronchis  ebbe la sua codificazione linguistica nel febbraio del 1922, quando a Ronchis giunse il noto  ricercatore svizzero  Paul Scheuermeier per svolgere una accurata ricerca linguista per conto dei romanisti, pure svizzeri, Karl Jaberc e Jacob Jud. Lo Scheuermeier, oltre a compilare un questionario di oltre 4000 parole, il quale è ancor oggi un importante strumento per la conoscenza della parlata roncolina di allora, scattò anche ben 18 fotografie che testimoniano di molti strumenti, attrezzi e oggetti della società contadina di quei tempi.

Lo Scheuermeier, nella scheda della località afferma che “Ronchis e il fiume Tagliamento, rappresentano una frontiera, un limite alla parlata e alle espressioni che terminano con la vocale -e, mentre a Latisanotta ¼ d’ora distante [a sud] si parla un marcato friulano venetizzato (-a invece di -e), a Latisana invece si parla il veneto”. Ebbe quale informatore Domenico Sbaiz che allora aveva 49 anni, faceva il contadino, era nato a Ronchis come i suoi genitori e nonni. Di lui il ricercatore disse che “parla altrettanto bene l’italiano e il friulano. Ha buon senso del discorso, è dilettevole e obiettivo, ed è un buon espositoredelle cose che gli sono richieste”.

I risultati di questa ricerca linguistica ed etnografica furono alla base di successivi studi come ad esempio per la Dialettologia friulana, di Giuseppe Francescato, nel 1966; per l’inchiesta ASLEF eseguita da Amedeo Giacomini nell’estate del 1967; integrata nel settembre 1968; informatore fu Pietro Baradello, di anni 72, agricoltore; per i Dialetti del Friuli, di Giovanni Frau, nel 1984.

Se nella ricerca del ’22, possiamo trovare oltre 4000 termini “roncolini”, qualche isolata parola  la troviamo anche nei documenti antichi che ci danno l’idea di come si è evoluta nel tempo la parlata friulana di Ronchis.  

Ad esempio, nel 1460 è attestato un “Ponte de lis breis” (ora “Punt di clap”). A quell’epoca a Ronchis si usava l’articolo plurale femminile al pari delle varietà del Friuli centrale.  In documenti cinquecenteschi compare la particolare particella al posto di   per ‘andare’: la braida de campo longo zint in Palut.

Nel Sei-Settecento compaiono termini che rappresentano, seppur trascritti nelle forme venetizzate, parole roncoline in uso allora. Ad esempio: Campo di stola rotta, attualmente si direbbe: ciamp di stole rote, it. campo di stoppia arato; oppure: linul, ora lin, lino; ravinul, ora, ras, rape; miul, ora, mei, miglio; vencari da venchi, ora, venciârs di vencs, salici, varietà  flessibile; salesi da latte, ora, venciârs di latis (stangis), salici varietà non flessibile; morari grandi di cima, ora morârs di sime, gelsi non cimati. Parecchi termini si trovano anche negli inventari dotali o di oggetti e attrezzi che si trovavano nelle case rurali.

Ritornando ai nostri giorni, nel 1992, in occasione della ristampa del volume “Storia del Comune di Ronchis” inserimmo anche alcune regole grammaticali sulla varietà friulana di Ronchis, con la presentazione della dott. Carla Marcato dell’Istituto di Filologia Romanza dell’Università di Udine e che qui riproponiamo. Sempre quell’anno ebbi a terminare una comparazione fra il roncolino del 1922 e quello presente (da allora qualcosa è già cambiato, essendo trascorsi più di 15 anni, diversi sono i neologismi e i termini non più in uso, specialmente nel campo agricolo). Di tutto il materiale raccolto composi due volumi in limitate copie che intitolai: “Parole e cose. Una ricerca linguistico-etnografica a Ronchis nel 1922, un confronto tra la situazione di allora e quella odierna” con l’inserimento di disegni presenti nell’atlante italo - svizzero e con le foto fatte pervenire dall’Istituto di Filologia Romanza dell’Università di Berna dov’è depositato tutto il materiale di ricerca.

 “La varietà friulana di Ronchis (o “roncolino”) rientra nell’ambito di quelle parlate che costituiscono la sezione cosiddetta del “friulano del basso Tagliamento orientale”, secondo la definizione corrente negli studi di linguistica friulana (si veda G. Frau, Friuli, Pisa 1984, p. 114). Questa parlata partecipa a fenomeni delle varietà centrali ma anche a taluni che caratterizzano le parlate friulane dell’oltre Tagliamento.

Verificare la posizione di una determinata varietà dialettale nel contesto delle parlate friulane si può fare agevolmente per quel che riguarda l’aspetto fonetico e fonologico, la morfologia nominale e verbale, mentre per la sintassi si vanno ora raccogliendo i dati da elaborare anche a questo scopo. Anche il lessico si presta a valutazioni di tale sorta, specialmente grazie agli atlanti linguistici che presentano il materiale lessicale registrato in varie località tra le quali la stessa Ronchis. E ci riferiamo all’AIS (sigla che sta per Sprach- und Sachatlas Italiens und der Sudschweiz, Zofíngen 1928-1940, a cura di K. Jaberg e J. Jud) ed all’ASLEF (Atlante Storico Linguistico Etnografico Friulano, diretto da G.B. Pellegrini, Padova-Udine 1972-1986). Basta scorrere le carte dell’ASLEF per rilevare come esista una differenziazione tra lessico del friulano centrale e quello del friulano occidentale, un esempio per tutti: l’opposizione tra  e fi, rispettivamente, per ‘andare’; il roncolino si adegua generalmente al modello occidentale.

Di particolare rilevanza nel roncolino è la presenza dell’opposizione fonologica tra vocali toniche lunghe e brevi, quindi pâs  ‘pace’, pas ‘passo’, analogamente a quanto avviene nel friulano in genere (ma non, per esempio nelle vicine località di Latisanotta oppure, oltre Tagliamento, a San Michele (per tale varietà v. Carla Marcato, Lineamenti di grammatica della varietà friulana di S. Michele al Tagliamento, in “San Michêl”, Udine 1985) di questa opposizione si registrano a Nimis, ad Aquileia ed altrove. Il fenomeno, presente in determinati contesti, è conseguente alla particolare struttura della parola in friulano, e dipende dal fenomeno della caduta delle vocali finali (tranne a) in epoca antica.

Riguardo al vocalismo tonico, il roncolino presenta ancora particolari condizioni di dittongazioni che lo accostano, stavolta, alle varietà occidentali, al di là del Tagliamento. Si tratta della realizzazione di -ei- ed -ou- in corrispondenza di e breve latina (e aperta del latino volgare) e di o breve latina (o aperta del latino volgare) per cui si hanno rispettivamente: deis ‘dieci’, ouf ‘uovo’ come avviene a San Michele, di contro a dîs e ûf dei friulano centrale, ma in taluni esempi non si ha la dittongazione: cor ‘cuore’ (córe latino). Mancano i dittonghi anche in casi come post ‘posto’, muni ‘sacrestano’ che nel friulano centrale suonano invece puest e muini.

È poi in uso ence per ‘anche’ con palatizzazione di a come nel sanmichelino (ove la forma adoperata è encia).

Per il vocalismo atono si segnala l’uscita del femminile in -e: ciase (a San Michele escono in a); certi maschili escono in -u, in genere sono prestiti dal veneto e dall’italiano: dopu ‘dopo’, veciu ‘vecchio’. E quest’ultimo un elemento caratteristico delle parlate a ridosso col Veneto, oltre che nella bassa (San Michele, Lugugnana, ecc.) si trova anche a Fanna e altrove e se in origine ha interessato i prestiti si è poi esteso anche ad altre parole (cfr. Chistu ‘questo’).

Il consonantismo del roncolino ha, conformemente al friulano in genere mantenuto i nessi con l (bl, pl, el, ecc: clâf, ploe ... ). Vi si trovano pure gli esiti delle palatalizzazioni friulane di ca- e ga- latini(cian ‘cane’, giat ‘gatto’), mentre gli esiti corrispondenti a ce-, ci-, ge-, gi-, latini sono le sibilanti sorde e sonore come avviene in tutta la bassa friulana laddove nel friulano centrale e carnico si hanno le affricate palatali sorde e sonore: Ronchis (e bassa friulana) sene ‘cena’, fìnar ‘genero’, friulano centrosettentrionale: cene, gìnar. Nelle varietà friulane che rientrano nella sezione del basso Tagliamento, sia alla destra che alla sinistra del fiume, è comune la caduta (attraverso un processo di velarizzazione) di l finale preceduta da u atona: muscu ‘muscolo’,anfu ‘angelo’, ecc.

La formazione del plurale nel roncolino può essere sigmatico (con -s) o vocalico; le condizioni di realizzazione sono conformi a quanto si osserva in genere nel friulano centrale.

Il plurale sigmatico riguarda tutti i nomi femminili e maschili uscenti in vocale o consonante (i femminili passano ad -is, invece di -es):

ciase - ciasis

fradi - fradis

stec - stecs

rap - raps

sôr - sôrs

clâf - clâs (attraverso clâfs)

piel - piels, ecc.

Certi nomi maschili uscenti in t prendono una i per il plurale e presentano l’esito c per palatizzazione di t + i: parìnt – parìnc, i nomi maschili in -1 hanno il plurale vocalico: nemâl - nemâi attraverso la palatalizzazione di 1 +i; anche quei nomi che hanno perduto uno finale dopo u si comportano in questo modo, quindi: ànfu – ànfui.

I nomi come voli, fenoli hanno come plurale le forme voi, fenoi, perciò si comportano come se uscissero in l palatalizzando l + i.

È interessante notare che nel roncolino fino a non molto tempo fa non erano ancora stati neutralizzati i contrasti tra s e s (ne parla ancora G. Francescato, Dialettologia friulana, Udine 1966, p. 320), vale a dire che, c’era una forma come cros ‘croce’ (esito di crúce latino) rispetto a cros ‘croci’, nas ‘naso’ (da nasu latino) di contro a nas ‘nasi’ (esito di nas + i del plurale, per palatalizzazione di s + i). Queste forme non si usano più, sicché cros si è ridotto a cros uguale per il singolare ed il plurale, nati dei plurale si è ridotto a nas come per il singolare, ed in sincronia cros e nas restano invariati.

In sintagmi -s del plurale può perdersi: li(s) bieli(s) feminis ma li(s) feminis bielis.

Sostanzialmente la morfologia del plurale nominale del roncolino è la stessa del friulano centrale e una situazione analoga si registra anche a San Michele, ma non un po’ più in là ad esempio a Lugugnana e Gorgo dove il plurale sigmatico si sta perdendo e si trovano plurali come ciasi per ciasis, femini per feminis.

Come si può vedere dai materiali in appendice, anche la morfologia del verbo non si discosta sensibilmente da quella del friulano comune (cfr. Frau cit. p. 77 e seg.). Si nota che l’imperfetto della laconiugazione ha il paradigma di quello della 2a coniugazione (con l’infisso -ev- in luogo di -av-: io i lavevi (per io i lavavi),ma è comune ad altre varietà.

Di particolare interesse sono le forme (e l’uso relativo) di pronomi personali atoni (i cosiddetti clitici) con funzione di soggetto e d’impiego obbligatorio anche alla terza persona che abbia un soggetto già espresso (un nome o un pronome libero); per le forme (che concordano con quelle registrate a San Michele)”.

Per coloro che volessero approfondire lo studio della varietà friulana di Ronchis, informiamo che nel 1990 è stato pubblicato dal Comune di Ronchis, a cura del sottoscritto, il “Vocabolariù runculin. Vocabolario italiano friulano”, (ed. “la bassa”: www.labassa.org). Nel volume “Storia del comune di Ronchis”, 2a edizione, edita nel 1992, sono state pubblicate le regole grammaticali.

Vorremmo qui per dare un saggio ‘inedito’ di questa varietà friulana ‘roncolina’ facendo conoscere delle parole caratteristiche di questa parlata. Le parole e le frasi sono frutto di ascolti e registrazioni dalla viva voce di persone nate e vissute a Ronchis, effettuate negli anni ’80 e ‘90 dello scorso secolo. Abbiamo tralasciato i termini non più in uso, se pur interessanti dal punto di vista linguistico, poiché non rapportabili al giorno d’oggi. Dove è stato possibile e dove le nostre conoscenze e i vocabolari (in particolare il Dizionario etimologico storico friulano e il Nuovo Pirona) ci hanno aiutato, abbiamo dato delle spiegazioni etimologiche.

 

Peraulis runculinis

Parole roncoline

 

adès:  ora, adesso; i ven ades: vengo immediatamente. È derivato dal latino ad ipsum (tempus) ‘allo stesso tempo’.

again:  crampo. Forse dal gotico wankjan  ‘piegare’. Detto anche canf o ganf, quest’ultimi sono dei venetismi aventi lo stesso significato di again.

agrât: nella locuzione iessi  agrât, essere grato, riconoscente, anche: in grât: si lu à vût tant in grât.

argagnâsi:  darsi da fare, anche industriâsi. Da argain ‘strumento, arnese’

assiet: nella locuzione  fa un bon assiet: fare una buona accoglienza. Dal latino accipere ‘accogliere, ricevere’

astîl: nella locuzione vê astîl:  avere volontà, coraggio, voglia. Antica voce friulana che definisce l’asta che sorregge una croce: it. croce astile. Dal latino astile ‘legno delle lancia’. È una attribuzione meteforica. 

balucà: gironzolare attorno a qualcuno. Tratto da balâ ‘ballare, traballare’. Anche:  zorsà.

biessèmai: nella locuzione biessemai chi …: meglio sarebbe stato se…. Anche: bessèmai.

bisalgiàn:alto di statura.

blate:  sabbia finissima, in particolare quella che si trova nel greto del fiume Tagliamento. Dallo sloveno blato ‘fango’.

bochète:buca (delle lettere); la bochete  da la poste: la buca della cassetta per le lettere. Il Nuovo Pirona attesta buchere ‘finestrina’.

bontadôs: generoso. Da bontât ‘bontà’.

bròmbu: nella locuzione ogni pêl un brombu, con il significato metaforico di: avere la pelle d’oca. Brombu  definisce la susina: Nuovo Pirona  bròmbule, termine che ha assunto metaforicamente il significato di ‘bernoccolo’.

brosuè: nella locuzione  a la brosuè (fare le cose alla buona). Dal francese bourgeois ‘borghese’, che ha assunto anche un significato peggiorativo. Anche brusuè.

bugansis: geloni.

bumbùie: belletta (blate) non soda, specie presso l’acqua del fiume Tagliamento. Nuovo Pirona bomp ‘inzuppato’.

butà: buttare. Nel caso specifico tendere: blu ch’al bute sul selest, colore blu che tende al celeste. Dal gotico bautan nei due sensi di ‘gettare’ e ‘germogliare’.

cagnòn: fiacca; al à ciapât il cagnòn:gli è venuta la fiacca. Da cagne ‘cagna’, a sua volta da *cania femm. del cane.

calìgu: nebbia fitta. Nella locuzioneal file caligu:letteralmente ‘fila nebbia’, metafora per una persona che ha una fissazione. Dal lat. caligo ‘caligine’.

camp: nelle locuzione partà in camp ‘portare all’attenzione un argomento”. Con altro significato la locuzione il mâlal ere za in camp ‘(quando si è accorto) la malattia era già presente da tempo’. Dall’it. campo, lat. campus ‘campagna piana’,  con significato metaforico.

canâl: nelle locuzioni canâl dal flât o canâl da l’aghe che definiscono rispettivamentela trachea e l’uretra. Da canâl ‘canale’ inteso come ‘formazione anatomica cava’.  

cane: canna in metallo. Anche: mi va une cane, mi va bene: canna era un cappello a forma tubolare. cap: s.m.  capsula. Pistole a caps, pistola - giocattolo a piccole capsule con all’interno una piccollissima quantità di polvere da sparo.

cartabòn: nella locuzione i sin a cartabon siamo nel senso giusto, a buon punto. Da quartabuono ‘squadra a triangolo rettangolo’, da falegname.

chiribìri, ciribìri: basco (berretto). Deriva dal nome ciribiri, dato a popolazioni europee che emigrarono in Istria durante la grande crisi economica del XVI-XVII secolo.

ciriminintrîc: nella locuzione al sa di ciriminintrîc di sapore indefinito. Di etimologia sconosciuta.

clèbe: combriccola di  poco rassicurante. Dal latino plebem ‘plebe’.

clòtie:nella locuzione ti sôs une clotie uno che non si sbriga, che la tira per le lunghe. Da cloteâ ‘tentennare’.

codèssis (a): il portare un bambino a cavalcioni sulle spalle. Probabilmente da codèri ‘portacote’.

corbàn,scheletro, in particolare dei polli; come aggettivo è riferito a persona coraggiosa o con un fisico di ferro: al à un bon corbàn. Dal latino corbis ‘cesta’.

corèe:scoreggia, peto. Corèe in friulano è definita la correggia, cintura. Dal latino corrigia. Anche  pùsse, mentre molène è un peto senza rumore.

cuàr: corno, in roncolino è così chiamato il ‘calzascarpe’: probabilmente perché a volte quest’oggetto è ricavato da un corno di bovino.

cràfe: lattime. È un incrocio tra cragne ‘sporcizia’ e ruf  ‘crosta, tigna’.

crèu: nella locuzione un len creu un legno frollo. È connesso a crevà ‘spezzare, rompere’. Anche: frôl.

critùre:screpolatura della pelle. Dal latino crepatura, derivato di crepare ‘screpolarsi’.

criùre: freddo acutissimo. dal greco kryos, da una base *kryura.

cùche: nella locuzione in cuche in alto. Di origine sconosciuta, a meno che non sia da collegarsi con l’it. cucco ‘cima arrotondata di una monte’.

cuchignòt:nella locuzione vite di cuchignot, mangià di cuchignos. Definisce un possidente, una persona agiata. È probabilmente connesso con cuccagna.

cuèdu: sasso tondeggiante piuttosto grosso. Dal latino * cotulu ‘pietruzza’. Anche: còdu.

cuìt: nella locuzione al à vulût il siò cuit, ha voluto ciò che gli spettava: accostamento all’italiano quid ‘qualche cosa’.

detofàto: letteralmente: detto e fatto, immediatamente. Anche ipsofato: quest’ultimo dal latino ipso facto.

Disbatiaâsi, nella locuzione robis di disbatiâsi. È un termine che si usa quando, avendo un contrasto con i propri parenti, non si vuole più saperne di loro: detto quasi sempre in tono scherzoso.

disbrasènt (s sibilante): persona senza che abbia qualcuno che lo aiuti; letteralmente ‘senza braccia’, da bracente, der. di bracciante.

disbrodegà:sbrogliare, riordinare.

disfalcà: cancellare, defalcare. Dal lat. defalcare ‘tagliare con la falce’.

dispatussât: nella locuzione al è dispatussât è uscito dall’infanzia, cresciuto, sviluppato. Deriva dal fatto che un tempo quando nasceva un vitello lo mettevano in una lettiera composta di patus (erbe palustri); una volta cresciuto veniva tolto dal patus e messo con gli animali adulti.

dispiturinât:  scomposto nel vestire scomposto nel vestire, o con la camicia completamente sbottonata; letteralmente senza piturine, con diversi significati, nel caso specifico indica lo sparato.

disvindicâsi: vendicarsi.

dorèmus (a): nella locuzione ti vignarâs a doremus!,verrai alla resa dei conti! Deriva dal canto liturgico  ‘Venite adoremus Domino’.

dret (al): nella locuzione al sta al dret di…, abita vicino, di fronte di…

falòpe: nella locuzione al è une falope: è un bugiardo, fanfarone. Termine, che ha anche il significato di sbaglio,  è derivato dal latino fallupae ‘spazzatura, fuscello di paglia o di legno minuto’.    

favurì:  letteralmente  favorire; se ti vûs favurì, se vuoi  mangiare assieme a noi. Detto ad un ospite che si presenta all’ora di pranzo o di cena.

fèle: nella locuzione aghe in fele  (acqua della marea) nel periodo di stasi.

fintrèmai:fintanto che….

gambète: nella locuzione tirâsi suin gambete con i pantaloni rivoltati fino a metà gamba.

gèbar:  al figurato ‘birbante’. È un accostamento a chebar ‘coleottero’, a sua volta dallo sloveno keber e dal croato kebar.

giatmomòn: il gattomammone delle fiabe.

golâr:  propriamente il colletto bianco inamidato dei preti, anche; spazio che rimane vuoto nel bicchiere di vino o altro. Da ciò il detto no stà lassà il golâr come chel dai predis: riempi il bicchiere fino all’orlo

got: bicchiere. Dal veneziano goto ‘quel bicchiere che ha la base più stretta della sommità’.

grisulòn:  brivido (di freddo), (un grisulòn difrêt). Nel vocabolario Nuovo Pirona è un termine botanico indicante lo sclopìt (Silene vulgaris).

gudìbile: nella locuzione persone gudibile  persona gioviale, amante della compagnia. Dal it. godibile.

Imbivirinât: infatuato (dal fascino di una donna).

impassâsi:impicciarsi, intromettersi. Da impazzâ ‘impacciare’.

Impegolâsi:.  cacciarsi in una situazione alquanto spiacevole. Da pegule ‘pece di calzolaio’.

incantesemât:nella locuzione sec incantesemât inaridito, più che arido. Anche: molto magro (di persona).

inglovâsi (li giambis):indurisi, irrigidirsi le gambe. Il termine ha alla base la voce friulana glove ‘lunga canna aperta ad una estremità in quattro parti, serve per cogliere i fichi dai rami più alti’. Anche ingoâsi e  inzachîsi.

laît: guasto, vizzo, detto in special modo per la verdura.

lèmit:umido, anche un qualcosa di molle.

licôf:  rinfresco per festeggiare il completamento di una casa o caseggiato. Dallo sloveno likof e a sua volta dal tedesco antico litkopf: tedesco moderno leihkauf.

lisp:mucido, stantìo, rancido, detto in special modo per le carni.

lòsu:  persona senza fastidi o debiti. Dal friulano lozâ ‘alloggiare’. In senso metaforico ‘essere al riparo’.

malebià: calunniare, malignare.

marcòndu: non perfettamente rotondo. Da marcule ‘capriola, capitombolo’. Al figurato: dai sobbalzi che fa un sasso marcondu mentre corre su una superficie piana.

mignassis: moine, vezzeggiamenti interessati.

mileche:  nella locuzione femine vistide come une mileche donna benvestita.

mone: fesso, minchione, sciocco; no valè une mone: non valere niente; con lo stesso valore monighe,ma più benevolo:  monighe se biel! . Derivato da moniga > monica > monaca.

movéste: gesto, gesto da pagliaccio. Da movi ‘muovere’

musulìt: soffice, morbido.Derivato dallo sloveno muza  ‘mota’, ‘pantano’.

nemìgu, mìgu: mica: migu par ufunditi,mica per offenderti.

òmbre: bicchiere; une ombre di vin un bicchiere di vino. È un venetismo che prende il nome dal fatto che i veneziani bevevano il vino all’ombra del campanile di San Marco.

pàssisi: saziarsi, pascersi, nutrirsi: no erin boins di passisi non riuscivano a saziarsi.

pache (fai la): spiare.

pagane: spirito di donna morta durante il parto che appariva alle puerpere per rapire il neonato.

papagâl, pampagâl: pappagallo, ma anche tipo di orinale di cui si servono gli ammalati maschi per orinare stando a letto.

pessete: nella locuzione meti la pessete tai afars di chè altris:mettere il naso negli affari altrui.

peste: odore pestifero, puzza. Nella locuzione no mi lasse mai di peste, è una metafora per  ‘non mi lascia mai in pace’.

pestel: pestello; bastonatura, con il significato metaforico di ‘terreno calpestato’: a àn fat dut un pestel.

piceciassis:clavicola, arco della clavicola, scapola.

piron: s.m. forchetta. Nella locuzione jessi su la ponte dal piron,  metafora per ‘essere non proprio ben visto’.

pissìgule-mignìgule: nella lucuzione a la pissigule mignigule,  a poco a pocoa pizzico, un pizzico alla volta, a picolissime dosi.

pissìgulis:nella locuzione fa pissigulis fare solletico. Anche: ghitis; fa ghiti-ghiti, fare solletico (ai bambini).

pluvisignà: piovigginare, a pluvisignee,  piovigina.

pontât: alticcio, alterato dal vino. Anche ‘vino con una vena di acido’.

pontepèt: spillo di sicurezza.

potacià: manipolare in modo disgustoso, specie il vino: vin potaciât  vino mescolato con polveri chimiche, artefatto.

pùce cuèle: poca voglia di lavorare.

pulsète: ragazza da marito. Dall’italiano pulcella ‘giovinetta ancor vergine’.

raclùte:  gentaglia, anche ginìe (di int).

rassìnigu (di):costretto, per forza.

redènsie: salvezza. Termine usato nelle divisioni patrimoniali o di altro genere: no mi àn dat nence une redensie  a me non mi hanno dato nulla.

remissiòn, rimissiòn:remissione, la remission dai peciâs; sense rimission: senza pietà.

ròme e tòme: nella locuzione prometi  rome e tome:  promettere cose impossibili. Il significato forse sta nel detto latino Roma et omnia  ‘Roma e tutto il resto’.

Roncis da la bombe: epiteto riferito al nostro paese poiché i rintocchi della vecchia campana grande (trafugata dagli austriaci nel 1917), erano simili a colpi di cannone.

ròtis: nella locuzione al è in rotis cun chel là: èin contrasto, ha delle divergenze, a rotto i rapporti.

rucà: lavorare sodo.

rus: nella locuzione o di rus o di strus  bene o male qualcosa è risultato.

sablòs:sciocco, stupido, variante di sablùs, sublùs ‘mammone, disordinato’.

sacagnàde: grande stanchezza.

sambarlòt: nella locuzione al è un sambarlòt: persona che parla a vanvera.Il termine deriva da zambalàn, nome di una fazione udinese, che nella metà del 1500 era contrapposta agli strumieri.

saràche: bestemmia.  Il termine è una variante di saraca e silaca, che in diverse zone del veneto definisce sia la salacca (sardina), sia la bestemmia.

sarcàndu:uno che va gironzolando senza  fare niente. Deriva da cerandul ‘accattone’.

sbàve: tempesta di vento, vento violentissimo che precede il temporale. Anche: sdraine.

sbolognà:appioppare a qualcuno oggetti falsi facendoli passare per veri. Deriva dal fatto che un tempo a Bologna erano i migliori maestri nell’imitare l’oro.

sbussulòt: barattolo,bussolotto.

scamufès: smancerie per attirare l’attenzione altrui. Da camuf ‘gala, balza increspata’.

scandeàde: nella locuzione dai une scandeade  dai una misurata approssimativa. Letteralmente: scandagliare. 

scànu:  scanno del mare.

scarabolà: nella locuzione i salâs si scarabolèin  il seccarsi delle pellein cui sono insaccati i salami. Anche si scartossèin.

scarabòs: l’insieme delle bratee (cartoccio) del granoturco che avvolgono la pannocchia; scus  è la singola bratea (foglia).

scatûr: spavento improvviso. Anche scias.

scatòn: piumino, prima peluria d’un volatile.

sciapinèle (di): con i calzini senza scarpe: letteralmente: sense il sciapìn ‘senza il pedule della calza’.

sciavassà (la strade): attraversare la strada; pa’ la sciavasse: per traverso.

sclacagnîns: soldi, denari. La voce si accosta a sclacagnâ ‘ridere sguaiatamente’. Da sclac ‘sterco di animali da cortile’.

sclìncars: soldi, monete. Il termine viene dal tedesco klingen ‘sunà’. Nel caso specifico: ‘il suono di tante monete’.

scôr: nella locuzione al à vût scôr di dì o di fa,  ha avuto il coraggio: è una alterazione di côr ‘cuore’.

scòrnu: scorno, vergogna, scandalo.

scras (dai fossâi): alghe superficiali e filiformi presenti ai bordi dei fossi e canali: dal tedesco crass ‘alga’.

scrufâsi:  accoccolarsi, accovacciarsi, anche frichignît.

scuàrs: prima tavola non regolare che si sega da un tronco. Da scuàrze ‘scorza, corteccia’.

scuàrzi (z dolce, quasi s): dare, porgere soldi, o altro di nascosto o quasi: scuarzi par sot.

sfrusìn: fuliggine che si attacca alle pentole. Un tempo si usava come crema per scarpe, zoccoli e per … fare i baffi durante le mascherate di carnevale. La fuliggine che si attacca al camino è detta cialìn.

sgarassàde: escoriazione provocata da una pianta spinosa.

sgarnît:spettinato

sghiroàne: moltitudine di gente: une sghiroane di fatassins: numerosi bambini.

sgrampassade: manciata, anche grampade.

sichignole: nella locuzione bati la sichignole:battere la fiacca. Il termine ha radici antiche. nel sec. XV, la zigignolla era una carucola il cui nome deriva dal latino popolare ciconiola ‘piccola cicogna’, forse perché aveva una forma che assomigliava al collo di quell’animale.

sicumere: nella locuzione ti sôs unesicumere: rimprovero rivolto ad un ragazzo. È probabilmente una corruzione popolare  del latino sicut erat in principio ‘come era nel principio’ (parole tratte dalla preghiera del Gloria patri).

sièst: nella locuzione a va par siest ‘si ribalta’, al èzût par siest  ‘si e rovesciato’. Anche  si strunce, si strasse, si rabalte, al va parsore.

siére:  colorito del viso: ti âs n’nebiele, brute siere.

slaparotà: sbrodolare. Dal rumore  slap-slap, che fanno gli animali nel bere con la lingua.

slichignà:  il girare di qua e di là il boccone in bocca. Slichignot  è detto ad uno schizzinoso in modo particolare nel mangiare.

smafar: truffatore, furfante, cialtrone, bravaccio.

smarmae: marmaglia.

smeleôse:   riferito ad una donnaleziosa.

snàit: nella locuzione ai vôl snait, sveltezza, premura nel fare qualcosa.

sotegà: zoppicare.

spampanà: spiattellare, diffamare. Prende l’idea dal dimenarsi del giovane tralcio della vite (pampu), prima di aggrapparsi. 

strade: nella locuzione di che strade chi ti vâs: con l’occasione che vai.

stravià:distrare, sviare, frastornare. Anche: straulinà.

sulòc:nella locuzione al à parât-sù un sulòc:un conto da pagare, debito.

surîs: oltre che il topo, definisce anche una bollicina di sangue sulla pelle causata da una percossa o da una violenta stretta.

svuìzigne:giovanetta. Da vuisignâr una specie di ciliegio selvatico. Con il significato, quindi,  di ‘giovane non ancora donna’.

tancuàn stupido. Derivato dal latino tamquam ‘come’, forse perché a quei tempi sarà stato qualcuno che diceva ogni momento tamquam

trabucà:  trasportare qualcosa da una parte all’altra. Dall’italiano trabucarsi ‘passare da un buco all’altro.

trat: nella locuzione nol à trat: non ha  maniera (di trattare).

tratànse: nella locuzione tratanse di… fa biele figure:essere disposto a tutto… pur di fare bella figura.

uspissiu:ospizio marino o di cura.

vaì:nella locuzione vaì di spiritâsi: piangere a dirotto.  

van: nella locuzione i grans  a son vans: i grani, chicchi sono vuoti, senza il contenuto. Samense vane:  semente che non può germogliare.

vansadùis:  rimasugli, residui, rifiuti. Anche vansadissis.

vèlme: nella locuzione duciu a che velme: tutti alla stessa altezza.

viagiatôr:  piazzista, merciaio ambulante, in modo particolare presso le famiglie; un tempo marsâr girovago. Definisce anche colui che attualmente si chiama “informatore sanitario”.

vite: blusa da donna. Così denominata perchè arriva fino alla vite: nome che si da alla parte della persona che va dalle spalle ai fianchi.

zèrbu: nella locuzione feverà in zerbu:parlare in modo che non si capisca, in gergo.

zimiôr: nella locuzione zimiôr di int: moltitudine di gente

zizôr: nella locuzione zizôr tal ciâf:  ronzio nella testa.

zogolà:  perdere tempo inutilmente. Da ‘zujatolâ ‘baloccarsi’.

zùiu: nella locuzione tal zuiu da la giambe: nello snodo del braccio, della gamba.

zurnît: nella locuzione mâl zurnît: mal vestito, vestito disordinatamente.

zvargà: sbaliare.

zvuassà:scialacquare. Anche: spindi e spandi.

 

Per coloro che non conoscono la nostra parlata friulana e che desiderino apprendere delle semplici frasi, si propongono quelle più frequenti usate nella vita quotidiana:

buon giorno: bundì.

buona sera: bùne sère.

buona notte: bùne not.

come stai?: còme stàtu?; se môt?

io bene, e tu?: io ben, e tu?

non c’è male, grazie: nol è mâl, gràssie.

benissimo, grazie: benìssin, benòn, gràssie.

mi fa piacere: mi fa  plasè

e tuo padre / tua madre?: e tiò pari?/ tò mâri?

è tanto tempo che non lo / la vedo: al è tànt tìmp ch’i no lu / la  viôt.

lui/ lei, non sta molto bene: chel nol / chè no stà tant ben.

mi dispiace: mi displâs.

salutamelo / la: salùdimilu / salùdimile.

grazie, non mancherò: gràssie par lui, no manciarài.

arrivederci: a riviòdisi.

aspetta un momento: spète un momènt.

non posso: no pòi.

addio: màndi.

quanti anni hai?: tros àins iàtu?

trentatrè: trentatrè.

davvero?: sul sèriu?

non si direbbe; no si disarès.

dove vai?: dulà vàtu?

da dove vieni?: di dulà vèntu?

vieni qui!: ven chì!, ven ochì!

che cosa vuoi?: se vùtu?

puoi farmi un favore?: pòtu fâmi un plasè?

volentieri, se posso: volentêr, se pòs.

non vorrèi disturbarti: no volarès disturbâti.

figurati!: figùriti!

ti ringrazio molto: ti ringràssi tant.

Altre frasi di uso comune  Altri frasis ch’a si  ûsin spes

come ti chiami?: còme / se môt  ti clamitu?

dici davvero?: dìtu pardibòn? / dìtu sul seriu?

parli sul serio?: fevèlitu sèriu?

lasciami in pace!: làssimi sta! / làssimi in pâs!

vattene!: va vìe!

hai ragione: ti âs resòn.

abbiamo torto: i vìn tuàrt.

scusateci!: scusêni!

vi sbagliate: si sbagliês.

hai fame?: i à tu fan?

cosa volete mangiare?: se volèsu mangià?

abbiamo sete: i vin sêt.

vogliamo bere: i vulìn bèvi.

ho bisogno di. .: i ài bisùgne di. ..

che cosa c’è?:  se ‘l èe.

chi è stato?: cùi èe stât.

vieni a casa!: vèn a ciàse.

è troppo presto: al è màsse prèst / a bunòris.

avrei voglia di.. .: i varès vòe di.. .

comprala!: cròmpile!

è giusto: al è iùst.

è sbagliato: al è sbagliât.

fai attenzione!: fa atensiòn, stà atènt.

stai fermo!:  stà fer!

va avanti!: va indenànt!

fatti da parte!: tìritiin bànde! / va in bànde! / spòstiti!.

a destra: a màn drète / a destre.

a sinistra: a màn sànche / a sinistre.

al centro: tal miès.

vai indietro: va indovôr.

Auguri  Augurius

tanti auguri!: tànciu augùrius / augûrs!

complimenti!: cumplimens!

buon anno!: bon an!

buone feste!: bùni fièstis!

buon viaggio!: bon viàs!

buona fortuna!: bùne furtùne!

tanti saluti!: tànciu salûs!

salute!: a la salût! / vìva!

A casa A ciase

che ora è?: se òre èsie?/ se òre èe?

è tardi: al è tart.

svegliati!: svèiti!

lasciami dormire ancora un po’: làssimi durmì ‘'ciemò un pûc.

alzati!: iève!

ti sei lavato i denti?: sòtu lavât i dinc?

pettinati!: petèniti!

fatti la barba!: fâti la bàrbe.

non hai dimenticato niente?: no àtu dismintiât nùje?

vado via!: i vài vìe!

non mi dai un bacio?: no ti mi dâs un bussòn?

comportati bene!: compuàrtiti ben!

come ti sei comportato: come sòtu comportât.

hanno suonato alla porta?: ànu sunât?

vedi chi è!: viôt cùi ch’'al è!

è il postino!: al è il pustìn!

rispondi al telefono!: rispûnt al telèfono!

accendi la radio!: pìe l’aràdio.

spegni la televisione!: distùde la televisiòn!

ho sonno; vado a dormine: i ài sun; ivài a durmì.

 

Il futuro di una lingua sta nell’essere parlata, nella sua applicabilità e nel modo in cui essa sa trasformarsi, pur mantenendo il suo valore di fondo, ai cambiamenti che la moderna società a volte ci impone. Con la comparsa di nuovi strumenti tecnologici, quindi, nasce la necessità di indicarli con termini che abbiano una posizione equilibrata: da una parte che faccia mettere in luce le potenzialità della lingua friulana, dall’altra di non distaccarsi troppo di un linguaggio che, nato specialistico, è ormai entrato nei discorsi quotidiani della gente. Con questa premessa che possiamo definire “dall’oggi al futuro”, presentiamo alcuni termini riguardanti gli elettrodomestici, l’informatica e le nuove tecnologie:

antenna parabolica: antene paraboliche.

antivirus: antivirus.

chiocciola (simbu  @ di poste elettroniche): acai.

clic, cliccare: clic, clicà.

computer portatile: computer portatil, portatil.

computer: computer.

connessione a Internet: conession a Internet.

database: base di dâs.

demo, versione dimostrativa: demo, version dimostrative.

dicitale: digitâl.

disco fisso: disco fis.

driver: program di control, driver.

elettrodomestico: eletrodomestic

e-mail, posta elettronica: poste elettroniche.

file: schedari, file.

font: caratar.

formattare: formatà.

forno a microonde: for a miccroondis.

fotocamera dicitale: machine fotografiche dicitâl.

fotocopiatrice: fotocopiadore.

frigorifero: frigo.

getto d’inchiostro: a iniezion.

gigabyte: gigabyte, giga.

hacker, pirata informatico: pirate informatic.

indirizzo email: indirìs di poste elettroniche.

Internet Explorer: Internet Explorer.

lavastoviglie: lavemàssarie.

lavatrice: laveblanciàrie.

layout: scheme.

lettore CD-ROM, DVD: letôr CD-ROM, DVD.

link, colegament, link

lucidatrice: lustrepaviment.

mail spazzatura: messagiu scovasse.

mailing list: liste di destinataris.

mas media: mies di comunicazion di masse.

megabyte: megabyte.

microcrofono: microfon(o).

modem: modem.

monitor: monitor.

motore di ricerca: motôr di risserce.

mouse: surîs, maus.

multimediale: mulitimediâl.

navigare: navigà.

newletter: letare di informassion.

online: in linie.

pagina web: pagine web.

pannello di controllo: quadri di control.

parola chiave: peraule clâf.

Photoshop: Photoshop.

pixel: pixel

portale: portâl.

previsione del tempo: previsions dal timp.

provider: proveditôr, provider.

pubblicità: reclamp, publicitât.

scanner: scansionadôr, scanner.

schermo: visôr, schermo.

spam: scovasse.

stampante laser: stampante laser.

stand-by: in spete, in polse.

tastiera: tastiere.

telecamera: telecamere, teleciamare.

telecomando: telecomant.

telefono cellulare: tilifunìn, celulâr.

telegiornale: telegiornâl.

telescrivente: telescrivente.

televisione: television.

televisione satellitare: television satelitâr.

toner: toner.

tostapane: brustulepàn.

tower: casse.

videocamera digitale: telecamere dicitâl.

videocassetta: videocassette.

videoconferenza: videoconferense.

videogame, videogioco: videozòuc.

videoregistratore: videoregistratôr.

videoteca: videoteche.

videotelefono: videotelefon(o).

virtuale: virtuâl.

virus: virus.

webcam: telecamere Web.