Comune di Ronchis

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Patti colonici e "gravezze" dei contadini

Quali fossero le condizioni e la natura dei patti colonici all'atto dell'acquisto da parte dei Barbarigo del feudo di Fraforeano non ci è dato sapere in quanto non possediamo (almeno per ora) documenti che ci possano dare una testimonianza diretta su questo argomento, ci baseremo, quindi, su scritti e riferimenti che, in linea generale ci aiutino a capire quali erano queste condizioni, le quali, si pensa, non discordassero di molto dalle condizioni dei coloni friulani dell'epoca.

Di norma i contratti di locazione erano stipulati a rischio e responsabilità del colono il quale era tenuto in ogni caso (avversità atmosferiche o altre cause quali ad es. le guerre) al pagamento degli affitti pattuiti.
Il colono alla stipula del contratto (in pianura prevalevano i contratti ad affitto misto) era quasi sempre privo di attrezzi, animali e scorte.
In un documento del 1506, si legge che al padrone spettava 1/3 dei cereali, dei legumi, delle rape e del lino, il vino e le noci venivano divise a metà, le vinacce spettavano al colono però "sgocciolate", nella divisione delle biade prima veniva tolta la semente e poi si divideva, il padrone dava 1/3 della semente.

In altri contratti il colono pagava per l'intera possessione o per ogni singolo appezzamento una quota fissa in frumento o in altri cereali e una quota variabile che andava dalla metà fino a 2/3 di vino e/o di altri generi.
A carico del colono c'erano poi le cosiddette "regalie" che consistevano in uova, capponi e primizie, altre regalie o "onoranze" erano dovute in certe ricorrenze o festività le quali non venivano nemmeno nominate nei contratti in quanto facevano parte di taciti obblighi dei coloni verso il padrone.

C'erano poi le "migliorie" che consistevano nel piantare ad es. nuove viti, fare concimaie, far muri, ecc., tutto questo senza compenso da parte del padrone il quale anzi poteva piantare gelsi in qualsiasi punto del terreno senza pagare i danni al conduttore.
Naturalmente all'atto della divisione al padrone spettavano le biade più pulite e sane, gli animali più grassi, il vino migliore.

I coloni che per un qualsiasi motivo venivano sfrattati, avevano l'obbligo di lasciare sul terreno tutti i raccolti dell'annata senza alcun compenso.
C'erano poi le "gravezze" cioè i dazi che i coloni, e tutti gli altri, dovevano pagare all'erario della Repubblica di Venezia. Dazi e gabele erano prescritte per il sale, olio, tabacco e vino; altre imposte venivano a gravare su: trasferimento dei fondi "laudemio", sul macinato in ragione al numero dei componenti la famiglia.
La famiglia rurale aveva poi un'altra tassa: il "focatico" la quale serviva al mantenimento delle "cernide" (milizie armate di villaggio), dei galeotti e per il trasporto del legname all'arsenale di Venezia. Nel 1558 la Dominante pretese che i contadini che possedevano due buoi dovevano per tre anni mantenere un vitello da mandare a macellare a Venezia per il fabbisogno della città.

Da parte loro i contadini potevano contare per il sostentamento di parte del loro bestiame sull'uso dei cosiddetti "comunali", terreni lasciati a prato e usati in comune, sia per lo sfalcio delle erbe sia per il pascolo invernale.
Va inoltre ricordato che gli uomini adulti erano obbligati a prestare la loro opera gratuitamente per la costruzione di fortezze, palazzi padronali, strade, argini, ecc.
Le condizioni di vita erano, come si può immaginare, di estrema miseria, le loro abitazioni erano dei tuguri più che case.

I contadini venivano descritti dai loro padroni come: riottosi, bestemmiatori, ubriaconi, svogliati nel lavoro e dediti a mangiare e bere smodatamente.
Di ben altro tono sono le relazioni dei luogotenenti veneti per il Friuli; infatti per tutto il XVII sec. essi annotano che: la nobiltà e i feudatari imponevano sempre nuove angherie e aggravi, cosicché il contadino si nutre di pane di cereali poveri e quasi sempre beve acqua per la sua compassionevole povertà.

Sembra infatti che l'alimento principale, oltre naturalmente le colture spontanee tipo i funghi e cereali come il grano saraceno, miglio e crusca di lupini, ecc. fosse la polenta di saggina o sorgorosso il quale era escluso dalle imposte indirette in quanto non considerato né in epoca comunale né sotto il dominio veneto cibo commestibile.
Nel 1620 fa la sua comparsa il mais (granoturco) il quale modificherà profondamente le condizioni alimentari e di vita dei contadini.