L'azienda agricola o Tenimento di Fraforeano come veniva chiamata in tempi passati (non mancava chi la definiva una Tenuta o Stabile) aveva un'estensione di 912 ettari posti per la maggior parte nel territorio di Fraforeano e in minor quantità nei territori di: Sella (di Rivignano), Canussio di Varmo, Madrisio di Varmo, Villanova (Comune di S. Michele al Tagliamento), S. Giorgio al Tagliamento, Ronchis.
Negli ultimi tre secoli fece parlare molto di sé per le innovazioni e sperimentazioni che in essa sono state sperimentate ed applicate. Queste innovazioni gli valsero l'appellativo di Giardino della Bassa Friulana e furono spesso motivo di studio e di citazioni in riviste di agricoltura ed in testi scolastici.
Di tutto questo va dato atto ai vari proprietari che si sono succeduti nel possesso e nella conduzione di queste terre. D'altra parte bisogna dire che, chi, se non dei grandi proprietari terrieri potevano sperimentare e ammodernare quelle pratiche agricole e trarne da queste nuovi e migliori prodotti. Infatti nel 1752, Antonio Gaspari quale agente della famiglia Crotta, introdusse primo in Friuli, la coltivazione del riso con il sistema detto a vicenda avvicendando cioè la coltura del riso con altre colture.
Nel 1804 a Fraforeano era in attività una filanda di seta con 30 fornelli di proprietà del sig. Gaspari. La filanda nel 1810 verrà censita come: Casa ad uso filatoio.
La tenuta, in seguito ai moti risorgimentali del 1859, fu per un certo periodo trascurata; infatti la coltivazione ad es. del riso era ridotta a soli sette campi friulani, contro i 174 campi del 1810, e gran parte del terreno fu lasciata a prato stabile. Di conseguenza molti terreni, in mancanza di un adeguato sistema di scolo delle acque, si trasformarono in paludi permanenti.
Nel 1876, Carlo Ferrari introdusse nella coltivazione del riso il sistema a marcita con il terreno cioè costantemente allagato. Questo sistema però incontrò diverse diffidenze e opposizioni anche fra gli stessi imprenditori agricoli soprattutto in relazione all'acqua stagnante la quale (dicevano) poteva favorire il diffondersi di varie malattie in special modo la malaria.
Il Ferrari continuò comunque nel suo intento portando in 3 anni a 900 i campi irrigati e adibiti alla coltivazione del riso, si giovò dei concimi artificiali (guano) per le colture del frumento, dell'erba medica e fra gli attrezzi introdusse una mietitrice, la quale, dove il terreno l'avesse permesso, poteva mietere anche il riso.
Nel 1883, nella tenuta di Fraforeano, a Ferrari, Granata e Vigorelli, subentrò il conte Vittorio de Asarta, il quale nel 1886, si mise personalmente alla guida della tenuta creando un'azienda modello. 1 terreni vennero livellati e inquadrati, furono aperte nuove strade e canali per l'irrigazione, la superficie coltivata a riso fu portata a 600 ettari fu pure potenziato e migliorato il patrimonio zootecnico.
Così Fraforeano diviene un largo campo di applicazione di tutto quello che, a seconda del tempo, rappresenta il progresso; anzi, per dir meglio, è precorrente del progresso nel campo agrario.
Sino dal 1889 vi s'introdusse l'elettricità nelle sue multiformi e più ardite applicazioni; Fraforeano vide, primo nel mondo, l'attuazione pratica della aratura elettrica; a Fraforeano si svolsero, su larga scala, esperienze di coltura con rigorosità di metodo e con l'ausilio di un gabinetto riccamente dotato di materiale scientifico e diretto da provetti chimici.
Fraforeano segnò il suo posto distinto nell'agricoltura della nostra regione; la fama non rimase ristretta alla cerchia della provincia, ma richiamò l’attenzione degli agricoltori di tutta Italia e l'azienda fu meta proficua agli studiosi di cose agrarie che, ad istruzione la visitarono spesso e volentieri.
Sempre nel 1886, fu resa operante una latteria a carattere privato, con un recipiente della capacità di 400 litri e con una produzione annua di burro pari a 15.000 kg.
Durante l'invasione austriaca del 1917, furono bruciati alcuni fabbricati assieme a macchinari ed attrezzi.
Nella tenuta di Fraforeano, dagli anni '20 e fino al 1950 circa, fu coltivato il baco da seta, non mancarono anche le piantagioni di pioppeti (del tipo canadese), colza e frumento (ultimamente la coltura più in uso era il mais).
Non tutta l'azienda era condotta in modo "diretto" con l'impiego cioè di operai salariati, c'erano anche degli appezzamenti di terreno condotti da coloni a mezzadria.
Vogliamo citare, pur non rientrando nel contesto della tenuta agricola, la presenza di una fornace di calce e mattoni con vendita a terzi, sita nel complesso di edifici dell'attuale palazzo di cui si ha notizia fin dal 1804 ed ancora esistente nel 1871.