Alla costituzione dello Stato patriarcale (1077), sebbene il Patriarca avesse la giurisdizione su tutto il territorio del Friuli all'interno di esso però esistevano dei territori che i Patriarchi aquileiesi non governarono mai di fatto, in quanto questi territori erano feudi del conte di Gorizia il quale, oltre al territorio goriziano e alla vallata del Vipacco, aveva anche i feudi di Latisana, Precenicco, Belgrado (di Varmo), Codroipo, Talmassons, Castelnuovo e Travesio.
Per quanto riguarda l'amministrazione civile del feudo di Latisana da parte dei conti di Gorizia bisogna risalire a un documento del 1245 dove l'imperatore Federico II, nel mese di luglio, da Verona, approva i patti e le convenzioni intercorse tra Mainardo conte di Gorizia e l' "Università di Latisana".
In questi patti, il conte, si obbligava a tenere munito (fortificato e armato) il castello e a difendere il territorio di Latisana, in cambio dell'avocazione a sé di tutti i diritti esercitati finora dall'Università tra i quali quello dell'esazione dei dazi e l'imposizione di una tassa per ogni casa.
Con questo patto, il conte, o il Gastaldo suo diretto rappresentante, assume il controllo personale del territorio del feudo di Latisana, mentre prima di allora esisteva una certa autonomia di autogoverno tanto che ne nacque il citato organismo dell'Università, limitandosi il conte ad esercitare il proprio potere solo in caso di necessità ed eventi politico-militari.
Un altro importante documento, che ci informa su come veniva amministrato il feudo di Latisana da parte del conte di Gorizia, ci viene da un atto rogato dal notaio Aldagerio Diamantis di Ragogna, dove il conte convoca in forma solenne il giorno 16 ottobre 1368, nella chiesa di S. Croce di Latisana i rappresentanti delle Ville (paesi) facenti parte della Terra di Tisana, per giurare fedeltà ed obbedienza. In quell'occasione il conte era rappresentato dal suo gastaldo un certo Antonius quondam Peregrini de Morteglani il quale detta le norme a cui dovevano attenersi tutti gli abitanti del feudo. Per questa importante occasione erano convenute molte personalità e fra i Podestà vi era un certo Blasius de Ronchis.
Una dettagliata esposizione di norme che gli abitanti della Terra de Tisana erano obbligati ad osservare, sono annotate in un documento esistente nell'Archivio di stato di Vienna di cui una copia trascritta si trova nella Biblioteca comunale di Udine. Il documento è privo di data ma, secondo lo Joppi, basandosi sui caratteri della scrittura (tedesco antico), si colloca nei primi anni del sec. XIV e a quanto pare sembra sia stato scritto da un gastaldo che reggeva Latisana in nome del Conte.
Di questo documento esistono diverse traduzioni in parte anche adeguate a forme letterarie comprensibili e che comunque nulla tolgono al testo originale.
Ci sembra però interessante proporlo nella traduzione fatta dal prof. Alessandro Wolf presente nella copia manoscritta. Diritti dei Conti di Gorizia in Portolatisana.
Ogni anno alla festa di S. Giovanni, si debbano pagare 12 denari nuovi (pfenig) per ogni "klafter" dai possessori di fondi o case poste nella città.
Item, debbasi dare al Conte la decima per ogni terreno sito intorno alla città.
Item, al conte spetta il dazio sopra tutto ciò che per consuetudine è soggetto a dazio.
Item, tutto ciò che il Conte avesse a provvedere, gli abitanti di Portolatisana sono tenuti a custodire e a trattare il Conte nello stesso modo che quelli di Portogruaro trattano il Vescovo di Concordia.
Item, il Conte ha il diritto del garrito.
Item, gli abitanti di Portolatisana non possano fare statuti, né mettere il bando senza il suo assenso.
Item, non possano ne cedere, ne vendere boschi o campi senza il suo assenso.
Item, non possano vendere case a meno che non sia un lavorante (muratore).
Item, quando l'Imperatore sarà incoronato, gli abitanti di Portolatisana debbano fare al Conte quanto gli Aquileiesi fanno al Patriarca.
Item, la città sia aperta al Conte ed ai suoi.
Item, essi debbano conservare i diritti del Conte, ne possano trascurarli e neppure impugnarli.
Gli anziani di Portolatisana asseriscono che la città e il territorio fino al mare "ab antico" erano e sono del Conte.
Item, gli abitanti di Portolatisana non hanno altri diritti all'infuori di quelli che furono loro conceduti con lettere dai loro Signori. Nel 1401 i conti di Gorizia, pur rimanendo i legittimi proprietari, cedettero l'esercizio della giurisdizione feudale della contea di Latisana a Adelusio Forzate di Padova per 4500 ducati.
Con questa cessione i conti di Gorizia non esercitarono più direttamente la loro giurisdizione sul feudo di Latisana ma sempre attraverso i vari locatori l'ultimo dei quali fu nel 1457 Bartolomeo Vendramin divenuto poi proprietario a tutti gli effetti nel 1460.
La Repubblica di Venezia non restò indifferente a questa cessione sapendo che certe funzioni pubbliche non potevano essere esercitate da privati, così il doge Michele Steno provvede a nominare un Rettore-Provveditore con il compito di amministrare jus et iustitia in civilibus et in criminalibus, non prima di essersi informato sugli abitanti secundum informationem nobis datam in districtu nostro Latissane sunt molta bona furlanorum.
Nel 1402 il Consiglio del Comune di Udine delibera la richiesta da farsi al Patriarca per acquistare il feudo di Latisana, che altrimenti andrebbe in mano dei veneti.
Nel giugno del 1412 i governatori del Comune di Latisana pattuiscono con il capitano generale delle milizie venete ogni loro possibile favore in cambio della difesa contro chiunque volesse molestarla "salvo i diritti e l'onore dei Conti di Gorizia".
Nel 1424 dopo che la Repubblica di Venezia ha completato il suo dominio sul Friuli, il conte di Gorizia si reca a Venezia per prestare giuramento alla Serenissima, con questo atto viene reinvestito dei suoi feudi, diventando un feudatario della repubblica veneta.
Altra vendita del feudo di Latisana avviene il 24 agosto 1430 a Giacomo Ambrosini e Giacomo Ciola di Venezia con: La Torre ovvero Rocca, luogo e terra del Porto della Tisana con garrito, giurisdizione, dominio, campi, prati, terre lavorate e non lavorate, pascoli, boschi, selve, paludi, pescagioni, acque, corsi d'acque, livelli, advocazie, placiti, mude, dazij, gabelle, ragioni, azioni ovvero requisizioni.
Il possesso del feudo da parte dei Morosini e Ciola durò poco in quanto si ridussero in condizioni fallimentari. In conseguenza a ciò il Magistrato sopra li Consoli mise al pubblico incanto il feudo di Latisana il quale venne acquistato dalla famiglia Borromeo di Padova per 1500 ducati. Allo stesso prezzo lo acquistarono i fratelli Antonio e Bartolomeo Malorba nel novembre del 1454.
Anche questi durarono poco dal momento che il 12 ottobre 1457 cedettero per 6000 ducati d'oro la giurisdizione di Latisana a Bartolomeo Vendramin.
Nel 1528, con la divisione del feudo di Latisana tra i fratelli Zaccaria, Andrea e Nicolò Vendramin, inizia il frazionamento del feudo rimasto fino ad allora proprietà di un unico possessore.
I Vendramin risiedevano quasi sempre a Venezia, ad assolvere il compito di curare ed amministrare il feudo, nominarono un Capitano Governatore che rimaneva in carica per tre anni rinnovabili.
Il capitano era per lo più forestiero e quasi sempre dottore in legge, egli aveva il compito di attendere alle direttive politiche, amministrative e giudiziarie emanate sia dalla Repubblica di Venezia che dal proprietario del feudo; in questi compiti era assistito da due giudici, che lo sostituivano in caso di assenza in ogni sua funzione. Un cancelliere redigeva gli atti del capitano e dei giudici.
Al capitano erano soggetti il capo delle guardie "Cavalier ed Officiali" che assolvevano al compito di polizia, ed i "Podestà" quali rappresentanti delle 'ville' del feudo.
Gli ordini del Vendramin al capitano governatore venivano trasmessi tramite lettera, il quale provvedeva ad emanare un proclama al riguardo che veniva fatto pubblicamente conoscere in tutte le 'ville' della Giurisdizione attraverso un banditore.
Il feudo di Latisana faceva parte del "dogado" e così, come ai tempi dello Stato patriarcale, rimase un territorio separato dal resto della Patria del Friuli.
Con il passare del tempo, in seguito a matrimoni, cessioni e vendite, il feudo venne ulteriormente frazionato, formando nel sec. XVII un consorzio di famiglie patrizie veneziane che avevano delle "carature" nel feudo stesso.
Il 12 marzo del 1760 il "Consorzio dei Giurisdicenti" emana e fa stampare uno "Statuto della Tisana", dove in pratica si assume direttamente il governo del feudo nominando a turno tre giurisdicenti chiamati "Giurisdicenti in anno" i quali dureranno in carica tre anni.
Con la creazione del consorzio, i poteri del capitano governatore verranno di molto ridotti limitandosi ai compiti di sorveglianza e di applicazione dei decreti emanati dal consorzio e della riscossione dei dazi.
In caso di gravi calamità come alluvioni ecc., il consorzio chiedeva l'aiuto diretto del Senato veneto.
Nel 1793 il "Consorzio dei Giurisdicenti" era composto da tredici famiglie nobili quasi tutte veneziane, le quali governeranno fino all'arrivo delle truppe di Napoleone; il sistema feudale di governo però resisterà fino al 1805 con l'arrivo a Latisana di un "incaricato di polizia" e la creazione delle "Municipalità" e delle "Comuni" di tipo francese.